Raffaele La Capria presta le sue parole ai «Quartetti» di Eliot

Nel 1944, in una Napoli occupata dagli americani, la Napoli di Sciuscià di De Sica e della Pelle di Malaparte, una città ferita, ma traboccante di vitalità nonostante le tragedie della storia, un giovane della buona società, non senza un tratto di snobismo mondano e destinato a diventare un eminente scrittore di prose e romanzi, si imbatté in Eliot, il più influente e arduo poeta del Novecento occidentale. Il giovane è Raffaele la Capria, la poesia che traduce è Little Gidding, l'ultimo dei Quattro Quartetti che Eliot ha pubblicato due anni prima. Un incontro quasi in tempo reale, che sorprende e fa pensare a quali segrete antenne orientino i giovani. Oggi La Capria novantenne pubblica la sua traduzione di tutto il poema eliotiano (T.S.Eliot, Quattro Quartetti, traduzione di Raffaele La Capria, illustrazioni di José Munoz, Enrico Damiani editore, pagg. 128) e la sorpresa rimane intatta. Non avrei pensato niente di meno vicino all'autore dei Quattro Quartetti che l'autore di Ferito a morte. Questa traduzione in parte mi smentisce e in parte mi conferma nella mia idea. La Capria, per sua stessa ammissione, si avvicina al poema eliotiano sulla spinta di una scoperta emotiva, non ideologica, pronta ad apprezzare anche da un punto di vista “di sinistra” un autore come Eliot, anglocattolico e perciò stesso reazionario e “di destra”, per la sua novità stilistica e formale. La Capria non vede che sinistra e destra non sono categorie adatte all'autore dei Quattro Quartetti, e soprattutto non è interessato alla natura mistica e sapienziale del poema, ben sottolineata dalla traduzione che il poeta, traduttore e sciamano Angelo Tonelli pubblicò per Feltrinelli nel 1995.
Detto questo, La Capria abborda Eliot con una straordinaria duttilità linguistica. L'antico interesse formale ha continuato ad agire. Perché la resa dall'inglese è bella. «Nel mio principio è la mia fine. Senza posa/ le case sorgono e decadono, crollano, si moltiplicano/sono abbattute, restaurate, e al loro posto /resta un campo deserto, una fabbrica, un viottolo...», così viene reso il celebre avvio di East Cocker, la seconda parte del poema, diviso in quattro parti che hanno tutte un titolo legato a luoghi significativi nella biografia dell'autore e che diventano punti di partenza per una serie di riflessioni sul tempo, sul non tempo, sulla ciclicità, sulla morte. Ci sono nella costruzione sinfonica del poema sezioni di una musicalità ritmica con un gioco strettissimo di rime non riproponibile in italiano. La Capria si destreggia abilmente, con un buon orecchio, anche lirico. Dove eccelle, è nella quarta parte, Little Gidding, quella di cui si innamorò giovane, e in particolare nel momento più narrativo, dantesco, in cui «nell'ora incerta del primo mattino» avviene l'incontro con un'ombra che rivela i doni funesti della vecchiaia, il freddo dei sensi, la mancanza di promesse, la «collera impotente per l'umana follia», la paura straziante di passare in rassegna ciò che uno ha fatto, e ciò che uno è stato. Mostrando le radici emozionali, esistenziali della propria lettura di Eliot.