La Rattaro si prende il «Bancarella» all'ultima scheda

nostro inviato a Pontremoli (MS)

Scrittori, lettori, «leggenti», editori e vecchi bancarellai, che oggi si chiamano librai, ramo «indipendenti»: c'erano tutti domenica sera nella piazzetta di Pontremoli, Lunigiana, capitale storica - dall'800, ma anche prima - di quella categoria di persone il cui strano mestiere consiste non nello scrivere, non nel pubblicare, all'inizio neppure nel leggere, ma nel vendere i libri. Dal 1953 i venditori ambulanti di libri pontremolesi, che intanto si sono sparsi per tutta Italia aprendo librerie, ogni anno a luglio si ritrovano qui in paese, per assegnare il «Bancarella». Che non premia il libro più venduto. Ma il libro, fra i più venduti, più gradito ai librai italiani. Domenica, su 130 schede arrivate da altrettanti librai indipendenti di tutt'Italia (gli stessi che formano la sestina finale), ha vinto Sara Rattaro con Niente è come te (Garzanti), romanzo che ruota attorno a una di quelle vicende, sempre più frequenti, di bambini che nati da matrimoni binazionali, in caso di separazione, vengono rapiti e allontanati da uno dei genitori. Poi - con un solo voto di differenza, e perdipiù all'ultima scheda, cosa che ha adrenalinizzato la serata - Simona Sparaco in gara con Se chiudo gli occhi (Giunti), poi Enrico Ianniello con La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin (Feltrinelli), Paolo Roversi con Solo il tempo di morire (Marsilio), Giulio Massobrio con Rex (B ompiani) e il francese Mallock con I volti di Dio (e/o).

Unico premio letterario gestito esclusivamente da librai, per permettersi il lusso di evitare gli scambi di favore tra i giurati e di bypassare le pressioni degli editori, il «Bancarella» è anche l'unica manifestazione, insieme a Strega e Campiello (forse), che garantisce un buon successo di vendite del vincitore, il quale da stamattina sarà consigliato vivamente ai propri clienti da tutti i librai, almeno quelli indipendenti dalle grandi catene. Qui al Bancarella la «merce libro» non è separata dal valore letterario. Conta la qualità del titolo e la sua vendibilità. È il sogno di ogni librario: la critica che va a braccetto del mercato.

Gente strana che vende sogni, storie e idee, i librai sono, più che mai oggi in tempi di vergognosi indici nazionali di lettura (un italiano su due non legge neppure un libro all'anno, e il guaio è che se lo legge spesso l'ha scritto un cuoco), i librai sono l'anello forte della filiera debole del libro: «I librai tengono agganciati autori ed editori da una parte e lettori e curiosi dall'altra, alimentando il circolo vizioso della lettura, perché sono loro i primi a leggerli e i primi a crederci, in questo bel vizio», come ci crede Gianni Tarantola, neo-presidente della «Fondazione Città del libro», l'ente che organizza il Bancarella. E lo dice, sul palco della piazza di questo incredibile paese-biblioteca, consegnando materialmente al vincitore il premio della 63esima edizione: una statuetta d'artista di San Giovanni di Dio. Patrono - e Dio sa quanto ne ha bisogno il libro - dei librai.