Reazione a catena, la rivelazione dei concorrenti dei "Tre denari"

Oltre 400mila euro vinti e 35 puntate da campioni del programma di Rai Uno Reazione a catena. I tre denari sono una celebrità televisiva ormai. Tuttavia, dopo l'esperienza ludica, i tre concorrenti hanno trovato un'amara sorpresa

Oltre 400mila euro vinti e 35 puntate da campioni del programma di Rai Uno Reazione a catena. I tre denari sono una celebrità televisiva ormai. Tuttavia, dopo l'esperienza ludica, i tre concorrenti hanno trovato un'amara sorpresa: sono stati licenziati dall'azienda per cui lavoravano. Lo hanno rivelato loro stesso in una intervista al settimanale Oggi. Michael, Francesco e Marco hanno dichiarato: "Il capo dell’azienda nella quale lavoriamo ha deciso di licenziarci e la lettera è appena arrivata. L’anno scorso ci aveva dato il permesso di partecipare al programma, forse pensando che sarebbe stata un’assenza di pochi giorni. Poi però noi abbiamo vinto parecchio e quindi l’assenza si è prolungata. Così quando siamo tornati ci ha detto chiaro e tondo: ‘Non chiedetemi mai più niente di simile'". Il titolare ci aveva detto che se fossimo tornati in tv ci sarebbero state delle conseguenze".

Nonostante l'avvertimento, "I tre denari" hanno vinto un ricorso e sono tornati su RaiUno. "Quest’anno, quando abbiamo chiesto il permesso di partecipare alla nuova stagione di Reazione a catena, il titolare ci ha detto subito di no, e ci ha un congedato con un sinistro: ‘Pensateci bene perché se decidete di andare in tv ci saranno delle conseguenze'. Noi ne abbiamo parlato con le nostre compagne e abbiamo deciso di partecipare al quiz di Amadeus e così siamo stati licenziati".

Commenti

jenab

Mer, 21/06/2017 - 16:52

per il licenziamento ci vuole la giusta causa, non è sufficente andare in Tv. Se non si sono presentati al lavoro senza una giustificazione, quella può essere una giusta causa.

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hernando45

Mer, 21/06/2017 - 17:53

Piu grave ancora è stato il "licenziamento" della RAI, che secondo me dato che hanno SBANCATO il montepremi, ha ritenuto opportuno farli PERDERE con delle domande TROPPO FACILI ai loro avversari. Poi ragazzi per tre intelligenti come Voi il lavoro in quel di Monza e Brianza si trova!! Saludos dal Nicaragua.

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do-ut-des

Mer, 21/06/2017 - 23:45

ma anche qui ai 5 milioni di disoccupati, fa schifo partecipare a questi giochi? Io sento spesso professori, professionisti, che guadagnano bene eppure si presentono loro. Quelli della Rai che fanno la selezione, non possono dare una chance agli sfortunati?

Maurizio Fiorelli

Gio, 22/06/2017 - 00:38

Non vedo dov'è il problema, sapevate perfettamente che vi avrebbero licenziati per assenza dal lavoro, ne avete parlato con le vostre fidanzate, avete deciso con loro quindi....rivolgetevi a.....loro!!!

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Pajasu75

Gio, 22/06/2017 - 08:59

Speriamo che la vincita possano intascarla davvero. Diversamente, trovatisi senza lavoro, non verrano sicuramente a mangiare a casa mia!

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franco.brezzi

Gio, 22/06/2017 - 09:17

Tre ragazzi simpatici, bravi ed esemplari, in quest'Italia di debosciati. Ma mettetevi nei panni del datore di lavoro che, oltre ad avere una produzione danneggiata e menomata, deve sborsar lo stesso tredicesime, assicurazioni, TFR, ecc, per tutto il periodo non lavorato! Ad ogni buon conto: auguri a tutti!

schiacciarayban

Gio, 22/06/2017 - 09:33

Non credo che questi ragazzi avranno difficoltà a trovare un nuovo lavoro. Secondo me chi andrebbe licenziato sono coloro che in RAI hanno deliberatamente deciso di far perdere questi tre ragazzi (perchè avevano vinto troppo) facendo domande infinitamente più difficili rispetto a quelle per le avversarie.

cgf

Gio, 22/06/2017 - 10:38

@jenab non presentarsi al lavoro è una giusta causa, oppure partecipare ad una trasmissione TV è come presentare un certificato medico? Che si facciano assumere dalla RAI! La mia mamma lo diceva sempre, del male non se ne augura a nessuno, ma dei dipendenti a tutti. Si vede che lei non ne ha mai avuti.

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Nubaoro

Gio, 22/06/2017 - 12:57

Dov'è il problema? O uno lavora o va in TV, liberi di scegliere; nessuno li ha obbligati.