La retorica di Walter non risparmia neanche i bambini

I ragazzini rispondono alle domande di Veltroni su amore, omosessualità, Dio, immigrazione, La minaccia: «Tra sette anni torno a risentirvi»

C i aveva promesso che si trasferiva in Africa, «a svolgere un ruolo sociale». Invece, a 14 anni da quell'intenzione dichiarata urbi et orbi , Walter Veltroni è ancora qui, a promuovere il suo secondo film: I bambini sanno , dal 23 aprile al cinema. Inizialmente in 70 copie, «poi si vedrà», spiegano alla Bim, Casa distributrice consapevole del fatto che l'uomo politico sforna lungometraggi per amatori, come la sua opera prima Quando c'era Berlinguer (608mila euro di incassi secondo MyMovies, alla faccia del successone di cui parlò molta stampa). Non film da sala, che devono vedersela col mercato, bensì prodotti da iter particolare, privilegiato in circuiti consolidati e protetto da media compiacenti. Il nuovo docufilm sui bambini italiani (e italiani di seconda generazione) contemporanei, tra gli otto e i tredici anni, andrà in onda su Sky il 5 settembre, mentre di solito si aspetta un anno, tra uscita in sala e messa in onda tv. D'altronde, l'ex-sindaco di Roma e primo segretario del Pd, non è un giovane cineasta indipendente: lo produce Sky con la Wildside del marito del ministro Madia, Mario Gianani, oltre a Palomar. Botteghe Oscure ha chiuso i battenti, ma la botte di ferro per Walter è sempre pronta. E dopo il santino di Berlinguer, vincitore del Nastro d'argento, ecco il ritratto dei bimbi italiani «di tutti i ceti sociali, di diverse identità religiose e culturali, che raccontano quel tempo della vita in cui si diventa ciò che si è», spiega Veltroni citando Nietzsche. Ma soprattutto il Piccolo Principe di Saint-Exupéry («I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stufano di spiegargli tutto ogni volta»: con tale frase parte il docufilm) e l'artista pop Keith Haring («I bambini sanno qualcosa che la maggior parte della gente ha dimenticato»). Santi numi. E di moda.

Ma i 36 piccoletti selezionati tra 300, su e giù per l'Italia, sperando in una Boyhood veltroniana - tra sette anni, Walter li interrogherà di nuovo, stile Linklater - non sono bambini qualunque. Come quelli che incontriamo per strada, dietro a un pallone, o davanti a una cartoleria, raffreddati e scamiciati. Sembrano addestrati testimonial d'un progetto culturale orientato, come evidenzia il trailer in rete. Intervistati da Veltroni, qui narratore fuori campo, i ragazzini compaiono compostamente seduti nelle loro linde camerette borghesi. Pareti bianche o rosa, peluche e luci morbide dalle tendine alle finestre. E loro, indossando camicie candide o t-shirt stirate, statici come opinionisti da talk show, a rispondere su amore, passioni, rapporto con Dio, crisi, famiglia e omosessualità. «Cosa serve nella vita per essere felici?», chiede Voice Off al filippino Peter. «Sognare», fa lui, rovesciando le pupille al cielo come san Tarcisio. O come chi cerchi il suggeritore. «Con chi s'è sposata tua mamma?», domanda Walter a Lisa Marie. «Con mia mamma», risponde lei, figlia d'una coppia di lesbiche. Intervistata e intervistatore gongolano, ridendo di tanta ovvietà: la bimba è figlia di Giuseppina La Delfa, presidente di Famiglie Arcobaleno e della sua compagna. In pratica, una baby-militante. «Cosa pensi dei musulmani?», fa Voice Off. «Sono come noi. Siamo tutti uguali, tanto»,commenta l'adolescente, col mappamondo così in vista che pare uno spot Benetton. «Tu hai sentito parlare della crisi?». Prima che Walter finisca la domanda, il bimbetto roscio già parte di capoccia: sì, sì, annuisce. «Dovremmo fare una rivoluzione», ammette. E c'è il bimbo che gioca con le bambole e parla degli amichetti che, invece, preferiscono le automobiline: è il gay di domani. Né mancano i diversamente abili: due sorelline, una down, l'altra no, si abbracciano. «Se io ti dico la parola futuro?». «Direi che futuro è una bella parola», sillaba il bambino down. In quota migranti, un paio di ragazzini sfilano, carrette del mare sullo sfondo. Ma un pugno sotto la cintura lo sferra il finale Nouvelle Vague, col ragazzino che corre verso il mare della vita, sulle note dello struggente Marching On di Ariana e Jason McCadden. Non saranno I 400 colpi di Truffaut, ma I bambini sanno è un altro colpo del politicamente corretto, riguardante l'infanzia. Prepariamo i fazzoletti: il 14 aprile lancio a Roma, all'Auditorium caro a Veltroni, e il 15 a Perugia, al Festival del Giornalismo.