Dal rigattiere di parole: "Caterinetta"

Fa un po' di tenerezza questo modo quasi compassionevole di indicare una sartina o una modista alle prime armi, figure minute di una società ormai scolorita

Fa un po' di tenerezza questo modo quasi compassionevole di indicare una sartina o una modista alle prime armi, figure minute di una società ormai scolorita. Deriva dal francese catherinette, dal nome di Santa Caterina d'Alessandria, vergine e martire, loro patrona. E' una parola dal forte sapore ottocentesco, ma che invece, a sorpresa, è molto più recente e viene fatta risalire agli anni Trenta del secolo scorso; all'italiano è giunta attraverso il piemontese.

Aspetto curioso: non tutti concordano sull'età di queste umili protette. Per molti vocabolari le caterinette dovevano essere “molto giovani”, quindi delle apprendiste, per altri, al contrario, erano (detto con delicatezza) “quelle che si avviavano a rimanere nubili” (Treccani) o (detto più grossolanamente) “quelle non più giovanissime, probabilmente destinate a rimanere zitelle” (Devoto Oli). Del resto, Santa Caterina d'Alessandria (d'Egitto), 287-305, è patrona, in particolare, proprio delle ragazze da marito, che possono affidare ad essa i propri sogni coniugali. (Ma siamo di fronte a una santa-omnibus, versatile e infaticabile: protegge anche carradori, mugnai, tornitori, arrotini, barbieri, balie, nutrici; e pure oratori, filosofi, filatrici, ciclisti, carrozzieri, notai…).

Caterinetta viene chiamato anche un piccolo attrezzo utilizzato nei lavori a maglia, per creare delle cordelle tubolari; ma di questo significato non c’è traccia in alcun vocabolario né storico né moderno.