Dal rigattiere di parole: "Soprammercato"

Già il Tommaseo sentenziava: “Modo avverbiale quasi morto”. Ma, più di un secolo dopo, a suo dispetto resiste e continua a essere presente sui vocabolari moderni che lo circoscrivono alla locuzione avverbiale “per soprammercato” e cioè per giunta, per sovrappiù

Già il Tommaseo sentenziava: “Modo avverbiale quasi morto”. Ma, più di un secolo dopo, a suo dispetto resiste e continua a essere presente sui vocabolari moderni che lo circoscrivono alla locuzione avverbiale “per soprammercato” e cioè per giunta, per sovrappiù. E’ “la mercanzia data in più” (Deli) , “tutto ciò che è al di sopra , in più: la mancia, la giunta, il sovrapprezzo” (Dir). Nel suo essere arcaica, l’espressione, usata oggi, possiede evidenti sfumature ironiche. E’ una pennellata d’altra epoca l’esempio riportato dal Rigutini-Fanfani: “Questa starna l’ho avuta in soprammercato”. La starna è un uccello della famiglia delle pernici; nessun dizionario oggi proporrebbe un’immagine di questo tipo, che dipinge realisticamente lo spirito e l’economia rurale della nostra società ottocentesca.

Va notato – anche se pleonastico - che, sebbene il prefisso “sopra” sia tenacemente imparentato con il latino “super”, soprammercato non c’entra proprio nulla con il supermercato.

Quanto a “giunta, per giunta”, sinonimo di soprammercato, indica altrettanto chiaramente un’aggiunta, qualcosa in più. “In particolare – spiega il Treccani - pezzo di pane, di carne, d’osso che il bottegaio dà al cliente per raggiungere il peso o come sovrappiù; anche, il pezzo di tessuto con cui si allunga un telo o un abito troppo corto”.