Rischio, fantasia e qualità La forza degli indipendenti

da Torino

«Per la prima volta nella storia del Salone del Libro, abbiamo un programma e un luogo fisico dedicati agli editori indipendenti. Abbiamo deciso di farlo per dare un contributo alla conservazione della bibliodiversità». Meglio tardi che mai: come ci spiega Giuseppe Culicchia, curatore del programma in questione, l'iniziativa si chiama «Officina. Editoria di progetto», è nata da una concertazione tra Salone e piccoli editori e si concentra al padiglione 1, dove l'Arena Piemonte, l'Independent's Corner e la Sala Professionali accolgono quest'anno oltre 100 incontri, a cui Culicchia sta lavorando da novembre scorso.
È un fatto che «Officina» abbia cambiato la faccia del padiglione 1: negli anni scorsi il passaggio era «di nicchia» - understatement per dire rado e smorto. Oggi c'è folla e non si cammina: «Gli incontri sono piaciuti al di là di ogni aspettativa», racconta Culicchia. «Sabato oltre duecento persone per l'incontro sui mestieri del libro dedicato agli editor, venerdì gente in piedi per parlare di ufficio stampa e marketing. Direi che, pur non avendo dati precisi, anche le vendite ne hanno guadagnato: un editore come Nuova Frontiera ha venduto il 50% in più dell'anno scorso. Il segreto? Dare una identità e un fascino a un mondo che in libreria non c'è. Quando entriamo in dieci librerie diverse ci sembra di essere entrati in una unica: i titoli proposti sembrano sempre gli stessi. I librai sono costretti a ragionare in termini di redditività al metro quadro ed espongono solo libri che già si vendono».
Tra le proposte più interessanti degli editori ospiti di Officina, Gallucci, che porta in anteprima il libro con cd sulla leggendaria eroina Genoveffa di Brabante e il suo istrionico autore-attore Paolo Poli (si presenta domani, ore 17, Arena Piemonte); Sur, che in occasione del centenario dell'autore presenta la nuova traduzione di Un certo Lucas di Julio Cortázar, a firma Ilide Carmignani; Instar, che ha coinvolto Claudio Cecchetto alla fisarmonica per presentare l'originale Il dio della bicicletta dello scrittore-cantastorie Marco Ballestracci (oggi 19.30, Independent's Corner). «Purtroppo il mercato ha preso il sopravvento e la parola “indipendente” è sempre più relegata all'assetto societario, ma è un'avventura che oggi deve essere immaginata di nuovo da zero» ci spiega appunto Gaspare Bona, editore di Instar. «Il nostro stato di salute dovrebbe essere valutato non dai dati di bilancio ma dalla vivacità e originalità dei nostri cataloghi. Cerchiamo di contrastare la semplificazione dilagante: un po' di complessità ci farebbe bene».
La bibliodiversità ha rapito anche il cuore delle giurie letterarie: nella dozzina dello Strega per la prima volta arriva una graphic novel, Unastoria di Gipi e Coconino Press porta il suo autore Gipi al Salone (oggi, ore 14, Arena Piemonte) per sostenerne la corsa e l'immagine: «Come piccolo marchio la viviamo in modo disincantato, ma l'occasione dà visibilità a tutto il catalogo e un fumetto arriva a un pubblico che non lo avrebbe preso in considerazione. Officina è un'ottima idea: suscita la curiosità di chi vuol vedere che cosa c'è dietro al fare libri. Nonostante la crisi, rimane un mestiere che affascina». Che l'indipendenza regali la flessibilità necessaria a superare la crisi è opinione anche di Andrea Palombi di Nutrimenti: «Per noi la crisi è anche un'opportunità. Non pagano le scorciatoie commerciali che magari danno qualche effimero sollievo sul momento, ma alla lunga non costruiscono niente. Si riesce a resistere e a mantenere degli spazi in libreria solo tenendo come unica bussola la qualità. Anche questo Salone di Torino in qualche modo lo ha dimostrato. A sorpresa, noi abbiamo registrato un forte aumento sia di vendite sia di contatti con i lettori».
Suona molto diversa la musica del marchio Voland, come commenta l'editore Daniela di Sora: «La situazione è davvero difficile, servono regole certe che in Italia mancano. I lettori nel nostro Paese sono la metà di quelli della Germania, dove esiste una legge sul prezzo fisso del libro. Non faccio mistero della situazione in cui versa la mia casa editrice. Ho mandato per questo una lettera agli amici per chiedere aiuto e devo dire che la risposta è stata inaspettatamente pronta e generosa. Al Salone abbiamo portato Giorgio Manacorda di cui abbiamo pubblicato il terzo romanzo, Il Cargo Giapponese, ma è necessario che lo Stato si impegni radicalmente per la cultura di questo Paese. Gli editori da soli non possono farcela».
Non tutti gli indipendenti sono per forza buoni editori: il programma di Officina ha cercato di valorizzare i migliori modelli, anche per indicare il percorso ai marchi appena nati, tanto che lo spazio a loro dedicato, Incubatore, è quest'anno inglobato nel Padiglione 1. L'impegno che tutti gli invitati si dichiarano disposti a mantenere è di tener vivo l'intero catalogo: «Non si può ragionare sempre e solo sulla novità», chiude Culicchia. «Il libro nasce per durare, non per diventare un prodotto usa e getta come gli altri». Obiettivo che fa contenti soprattutto i lettori forti, ma piace anche agli occasionali, come dimostra il successo di Officina. Culicchia, l'anno prossimo lo rifarete? «Senz'altro».