Il ritorno di «Valiant» (e di Hal Foster), i prìncipi del fumetto

Chi di noi ha una certa età ricorda benissimo Prince Valiant, il giovane cavaliere esule di Thule che viveva le sue meravigliose avventure a fumetti alla corte di Re Artù. Il suo creatore, l'americano Harold “Hal” Foster, (1892-1982), è ancora oggi considerato uno dei più grandi illustratori di tutti i tempi. Anzi, «il più grande illustratore di sempre», secondo la parola di uno dei massimi scrittori fantascienza, Ray Bradbury, che lo conosceva personalmente. Un altro ammaliato dal suo talento fu Edgar R. Burroughs, che a lui affidò la versione a fumetti della sua creatura, cioè Tarzan. E Foster creò l'immagine che incatenò i suoi successori e che il cinema dovette copiare scegliendo il somigliante Johnny Weissmuller, campione olimpionico di nuoto, come l'Uomo-Scimmia per lo schermo. Foster, praticamente autodidatta, ebbe una vita avventurosa, iniziata con la navigazione su una zattera al largo del porto di Halifax, nella Nuova Scozia, dov'era nato. E aveva solo otto anni. Solo due anni dopo faceva già lo skipper su un dieci-metri nell'Atlantico.
Nell'epoca d'oro del fumetto, quando i quotidiani americani pubblicavano una striscia giornaliera più un'intera tavola domenicale a tutta pagina, Prince Valiant ebbe un successo travolgente, sia per le trame mozzafiato che - soprattutto - per i disegni. Il leggendario editore Hearst si accaparrò Hal Foster costringendolo a settanta-ottanta ore settimanali di lavoro. Nemmeno l'autarchia fascista poté fare a meno delle avventure di Valiant, che in Italia furono pubblicate in albi dalle mitiche edizioni Nerbini di Firenze. Ovviamente, qui da noi Valiant divenne Il principe Valentino, ma non riscosse minore successo. Nel 1955 neanche Hollywood poté fare a meno di Valiant, con un grande film a colori e in cinemascope di Henry Hathaway, interpretato da un giovanissimo Robert Wagner (poi divenuto famoso per la serie tv Cuore e batticuore) e, fra gli altri, da calibri come James Mason e Vivien Leigh. Chi l'ha visto e ha letto le avventure di Valiant si sarà accorto che la trama è esattamente la stessa del fumetto, tale era la perfezione delle storie. Il lettore doveva restare col fiato sospeso fino alla domenica successiva, da qui i continui colpi di scena. Dal 1937 e per i 35 anni seguenti, Valiant tenne avvinti milioni di lettori, «crescendo» lui stesso fino all'età matura, nel formato «lenzuolo» che rimase anche negli albi editi in Italia.
Oggi, le milanesi edizioni ReNoir ripropongono Prince Valiant in un più comodo formato tabloid, cartonato, con dentro la storia dell'autore (e della sua creatura più amata) e un'intervista d'epoca allo stesso: Prince Valiant (vol. 1, 1937-38, pagg. 116, euro 24,90. Ma da dove viene il successo clamoroso di Valiant? Dal fatto che Foster si ispirava dichiaratamente ai capolavori rinascimentali, cosa che fa)di Prince Valiant un caso unico nella storia del fumetto. Per questo rinunciò ai classici balloon a favore delle didascalie a piè di scena, così che la composizione «rinascimentale» dei quadri fosse esaltata in pieno.