La rivoluzione di Hölderlin

«A cosa servono i poeti in tempi miserabili?», si domandava due secoli fa Friedrich Hölderlin, il geniale poeta morto folle e abbandonato nell'isolamento della torre sul Neckar. La domanda, retorica, contiene in sé la risposta: forse a renderli meno miserabili, e ciò vale anche, o soprattutto, per i nostri tempi. Mito nella storia della poesia tedesca e mondiale, Hölderlin (1770-1843) studia Platone, Kant e Spinoza, e da quest'ultimo mutua il principio secondo cui Dio coincide con la Natura. Il suo canto li libra maestoso come un'aquila negli abissi del cielo, e celebra gli ideali di bellezza, immortalità e libertà. La rivoluzione francese, con il suo motto di libertà, uguaglianza e fraternità, è vista da lui come una tappa verso l'utopia di una nuova era. E nella fase di passaggio, nel momento di crisi, il poeta diventa il cantore-profeta di questo avvento, e la poesia principio e mezzo di conoscenza.