IL SAGGIO Il sottile filo rosso che unisce l'hard al mondo dell'arte

Gli oggetti di Duchamp, la pittura hard tra iperealismo e nuovo espressionismo, sperimentazioni del cinema a luci rosse, dalle «pellicole calde di Gioli) all'artcore di Blake e Ninn, l'universo infinito di YouPorn... Cos'è la pornografia, un fenomeno sociologico o una categoria estetica? E soprattutto: com'è cambiata la rappresentazione pornografica negli ultimi anni con l'evoluzione dei media? Sono le domande attorno alle quali, tra fotografia e televisione, arti visive e Internet, si sviluppa il saggio di Bruno Di Marino «Hard media. La pornografia nelle arti visive, nel cinema e nel web» (Johan&Levi) che indaga le molteplici sfaccettature della scrittura dell'osceno fino a una (possibile?) legittimazione dell'immagine hard e della riflessione artistica sulla pornografia: avete visto le performance di Jeff Koons e Ilona Staller? Vi ricordate il film «La pianista»? Sapete quanti artisti lavorano sugli «scarti» dei video amatoriali vietati ai minori? Il saggio tenta una lettura storico-critica del fenomeno, da Duchamp fino alle fotografie dietro le quinte del porno di Sultan e Greenfield-Sanders; dal connubio fra cinema sperimentale e mondo «X-Rated» fino alle nuove frontiere della videoarte e dei videoclip. Dimostrando come negli ultimi due decenni si è assistito a un processo di «normalizzazione» e insieme «spettacolarizzazione» della pornografia che ha definitivamente violato il suo tabù, anche - anzi, soprattutto - per il pubblico femminile.