Lo scaffale in alto nelle librerie

Sullo scaffale in alto delle librerie di casa stanno i libri non freschi di stampa e non recensiti da tutti i giornali. Ma da leggere. Come <em>Elogio della filosofia</em> di Maurice Merleau-Ponty

Sullo scaffale in alto delle librerie di casa stanno i libri non freschi di stampa e non recensiti da tutti i giornali. Ma da leggere. Come Elogio della filosofia di Maurice Merleau-Ponty

“Chi è testimone della propria ricerca, ovvero del suo disordine interiore, non può facilmente sentirsi l’erede di uomini ben realizzati come coloro dei quali vedo i nomi su queste pareti”. Le pareti sono quelle del Collège de France. È il 15 gennaio 1953. Maurice Merleau-Ponty apre con queste parole la sua lezione inaugurale nel sancta sanctorum della cultura. Gli “uomini ben realizzati”, ovviamente, sono i “big” del pensiero elencati “su queste pareti”. Non è né una diminutio di se stesso né una captatio benevolentiae. Il professore non ne ha bisogno: ha già scritto Le strutture del comportamento e Fenomenologia della percezione… Piuttosto, una forma efficace per entrare subito in tema. Il “disordine interiore”, infatti, è proprio della ricerca stessa, non tanto (o non soltanto) del relatore. Disordine in quanto moto instabile: “Ciò che rende filosofo il filosofo è il movimento che riconduce senza posa dal sapere all’ignoranza, dall’ignoranza al sapere, e una specie di stasi in questo movimento…”. Un surplace della mente, ma a partire da un qui e un ora, meglio, dentro un qui e un ora. L’autore cita Bergson: “Quale che sia l’essenza intima di ciò che è e di ciò che si fa, noi ci siamo dentro”.

Per Bergson, infatti, “il tempo è esitazione”. Un’esitazione che somiglia molto alla “stasi” nel movimento. Ebbene, in questo Elogio della filosofia (SE, 2008, pagg. 82, euro 12, a cura di Carlo Sini) Merleau-Ponty lamenta la distanza che i filosofi accusano da tale “esitazione” e da tale “stasi nel movimento” che è la vita. “Il filosofo moderno – dice – è spesso un funzionario, ed è sempre uno scrittore”, e “la filosofia deposta nei libri ha cessato di interrogare gli uomini”. Dunque, s’impone un ritorno a Socrate, l’interrogante, il sapiente del non sapere. È lui che porta l’uomo all’uomo. E proprio per mezzo dell’uomo, ragiona su Dio e sulla storia.

E dunque la filosofia che cosa fa? Collocata “nel bel mezzo della storia”, “essa, di principio, sostituisce al simbolismo tacito della vita un simbolismo consapevole, a un senso latente un senso manifesto”. La filosofia è “l’utopia di un possesso a distanza”. Qui per spiegare l’altrove, e ora per capire il sempre, il filosofo “non è completamente un essere reale”. Così Merleau-Ponty riporta l’uomo al filosofo e il filosofo all’uomo. E risuona ancora, nelle austere sale del Collège de France, la frase con cui egli chiude la sua lezione: “Il filosofo è l’uomo che si risveglia e che parla, e l’uomo ha in sé, silenziosamente, i paradossi della filosofia, perché per essere davvero uomo bisogna essere un po’ più e un po’ meno che uomo”.