Lo scaffale in alto nelle librerie

Sullo scaffale in alto delle librerie di casa stanno i libri non freschi di stampa e non recensiti da tutti i giornali. Ma da leggere. Come <em>Miti e personaggi del Medioevo</em>, di Willem P. Gerritsen e Anthony G. van Melle (Bruno Mondadori, 1999 [2007])<br />

Sullo scaffale in alto delle librerie di casa stanno i libri non freschi di stampa e non recensiti da tutti i giornali. Ma da leggere. Come Miti e personaggi del Medioevo, di Willem P. Gerritsen e Anthony G. van Melle (Bruno Mondadori, 1999 [2007]).

I “miti” e i “personaggi”, per gli uomini del Medioevo, non sono due categorie nelle quali far rientrare i protagonisti della Fantasia da una parte e quelli della Storia dall’altra. Perché il confine tra Fantasia e Storia, se mai esiste, è mobile e incerto come le parole usate per sviluppare la prima e registrare la seconda. Parole, beninteso, più dette che scritte, essendo l’oralità un coro a infinite voci del quale la scrittura può catturare una minima parte, quasi un sussurro. Ma proprio la sostituzione della parola “su carta” a quella pronunciata spalanca, grazie alla forza del “sentito dire”, dell’equivoco, dell’incomprensione, dell’interpretazione deformante, un gigantesco portale che immette alla vulgata medievale, cioè alla fitta rete di pietre miliari che allora scandivano i viaggi dei clerici vagantes e dei pellegrini e oggi orientano le indagini degli storici.

Ne offre una corposa porzione questo Dizionario di storia, letteratura, arte, musica (è il sottotitolo dell’opera) che, per quanto germanocentrico, si estende a macchia d’olio su tutta Europa e naturalmente attraversa la Manica, dove zampilla per secoli la fonte arturiana. Il gioco delle alternanze e delle sovrapposizioni fra detto e scritto può essere intrapreso da qualsiasi punto. Per esempio, partendo dalla voce Widsith. Che è “il più lungo (143 versi) e probabilmente anche il più antico (forse della seconda metà del VII secolo) di un gruppo di poemi anglosassoni appartenenti alla tradizione dei canti eroici germanici”. Widsith è il nome del narratore, e significa “colui che viaggia in lungo e in largo”. Infatti, i sovrani con cui egli afferma di aver avuto rapporti viaggiano in lungo e in largo… nella storia, da Eormanric (cioè Ermanarico, re dei Goti intorno al 375) a Aelfwine (cioè Alboino, re dei Longobardi ucciso nel 573). E seguendo il filo della fantasia di Widsith troviamo punti di contatto, a esempio, con il Beowulf, il più antico e il più noto poema eroico germanico, o con Alessandro Magno. Insomma, nella topografia medievale tutte le strade portano a Roma. E da qualsiasi altra parte.