Scimeca rispolvera il neorealismo: un film su Biagio Conte e la povertà

Il missionario laico celebre a Palermo perché dal nulla, nello spirito di San Francesco, ha messo su tre strutture che assistono gli ultimi e danno sostegno a migliaia di famiglie, sarà al centro del prossimo film del regista

La sua vita, di per sé, è già un film. La favola, bella perché vera, di un giovane benestante che molla tutto, si mette a vivere come San Francesco e dal nulla, a suon di digiuni e di solidarietà, mette su tre strutture che assistono gli ultimi - guai di fronte a lui chiamarli barboni - e che danno cibo e sostegno a migliaia di famiglie palermitane. Ma adesso la vita, davvero straordinaria, di Biagio Conte, 50 anni, missionario laico celebre a Palermo, diventerà un film. Il progetto è del regista palermitano Pasquale Scimeca, da sempre attento ai temi sociali. Non c'è ancora un titolo. Si sa solo che al centro del lungometraggio ci sarà proprio lui, Biagio, e il miracolo di solidarietà che col suo impegno è riuscito a realizzare in una Palermo che, a povertà, per certi versi nulla ha da invidiare in alcune zone più povere del mondo.
Un tema caro al neorealismo, quello dell'attenzione ai poveri, da Sciuscià a La terra trema. E molto caro anche al regista: «La povertà nel nostro mondo - dice Scimeca - mi affascina e stimola la ricerca della religiosità che non è per forza cristianesimo. La nostra società ha cacciato Dio e il possesso delle cose sembra il senso del tutto».
Voleva fare il missionario in Africa Biagio Conte quando, giovane figlio di un imprenditore edile - è nato nel 1963 - all'inizio degli anni Novanta molla tutto per un pellegrinaggio, a piedi, alla volta di Assisi. Da solo. Col sostegno di un bastone e di un cane trovato per strada, che Biagio chiama Libertà e che lo segue nel pellegrinaggio. È la prima volta, allora, che Biagio Conte sale alla ribalta nazionale. Di lui si occupa la trasmissione Chi l'ha visto, nel 1991, cui si rivolgono i genitori, disperati perché non hanno sue notizie. Biagio viene trovato, lungo la strada ha già toccato molti cuori, le segnalazioni non mancano. Ma il pellegrinaggio alla fine si conclude al punto di partenza, a Palermo. È tra i barboni della Stazione centrale che Biagio Conte trova la sua Africa. E da lì comincia il suo miracolo. Prima, in via Archirafi, a due passi dalla Stazione, in alcuni locali comunali abbandonati. Biagio li «conquista» a suon di scioperi della fame. Nasce il primo centro di assistenza, la «Missione di speranza e carità». Chiunque trova accoglienza da lui, non c'è distinzione di razza, di religione, di lingua. Unica condizione, per quanto possibile: dare un contributo lavorativo al buon funzionamento della missione, aiutare gli altri ultimi. Ai barboni che non vogliono un tetto ci pensa la «Missione notturna» un camper di volontari che ogni notte, estate o inverno, festa o giorno feriale, gira per la città per offrire qualcosa di caldo, cibo, cure.
Ne sono passati di anni da quegli inizi. Oggi la «Missione di speranza e carità» conta tre centri: il nucleo originario di via Archirafi, che ospita circa 130 uomini; un ex convento del centro storico riservato alle mamme con bambini e alle donne in difficoltà, che conta circa 120 ospiti; e la «Cittadella del Povero e della Speranza», un centro di accoglienza realizzato in una ex caserma dell'aeronatica. Nella «Cittadella» vivono circa 700 persone, divise in sette dormitori. Ma sono poi migliaia le famiglie che su Biagio Conte fanno affidamento per avere un po' di cibo. Un miracolo, appunto. Prossimamente sul grande schermo.