La scrittrice spagnola: "Non racconto il sesso, ma il desiderio"

Almundena Grandes è un caso particolare di scrittrice poco sensibile all'intellettualismo da scrittore. L'autrice di Le età di Lulù, Malena, (romanzi diventati successi al cinema) più una lunga serie di bestseller, è a Pordenonelegge per presentare Il ragazzo che leggeva Verne (Guanda), il terzo capitolo di sei libri ambientati intorno al periodo franchista. Raccontati da parte «rossa» dato che la Grandes è una storica esponente di sinistra: ma l'apologia della Izquerda fatta dalla scrittrice madrilena ambisce più al romanzo storico che al manifesto ideologico. In altre parole: la Grandes scrive a partire dal gusto tutto impolitico e artigianale di trafficare con la narrazione. «Non scrivo per dimostrare idee, mai» ha detto. «E i rivolgimenti storici innanzitutto sono un filone di vicende meravigliose, di eroi, traditori, storie felici e tristissime». E personaggi singolari. Un esempio: nell'ultimo libro uno dei protagonisti è la Pastora. Ragazza non bella e claudicante, ma misteriosamente piena di sex appeal. Sarà il gusto per le immagini letterarie che ha fatto di lei un'autrice apprezzata dai registi. Racconta la Grandes al Giornale: «tutti i miei libri partono da un'immagine iniziale, un particolare, che mi fa scattare la molla per scrivere una trama». Altro aspetto particolare. Le scene erotiche, da molti scrittori usate come metafore per una qualche tristezza ideologica, civile, religiosa, nei romanzi della Grandes brillano per felicità narrativa. La trama sotterranea dei libri della Grandes, insomma, è squisitamente visiva, e sensuale.

Spesso le scene erotiche sono una trappola anche per i più grandi scrittori. Come si racconta l'amore fisico?

«Quando scrivo sull'amore non mi piace raccontare la scena. Il dato meccanico non mi interessa, almeno letterariamente. Mi piace invece raccontare il desiderio. Il desiderio distorce la realtà, è teatrale, trasforma tutto ciò che l'amante vede. È un piccolo motore narrativo».

Niente descrizioni anatomiche, quindi...

«Preferisco mettere in scena ciò che si intravede».

Ha letto il bestseller di questi mesi, le famose 50 sfumature di Grigio, di Rosso, di Nero?

«Devo leggerlo, ma non mi andrebbe di spendere soldi per comprarlo. Chissà, magari me lo regaleranno. So che è stato definito “porno per mammine...”».

Be' anche lei con Le età di Lulù del 1989 ha fatto letteratura erotica, con scene sadomaso tra l'altro. Il riferimento è inevitabile...

«Ma in quel caso le scene sadomaso erano provocazione di una protagonista nei confronti del suo uomo, molto più vecchio di lei. Come dire: “sono cresciuta e faccio anche le esperienze più estreme per una mia decisione autonoma”».

Nei suoi libri la sensualità è una presenza quasi costante, non solo dal punto di vista del sesso, ma anche da quello del cibo.

«È vero, mi è stato detto che nei miei romanzi si mangia molto, mentre nel resto della letteratura si mangia poco».

Perché secondo lei?

«Un po' sarà il fatto che amo mangiare, e che considero il cibo molto importante. Un po' è l'influenza dei grandi romanzieri dell'800. In Dostoevskij si mangia, in Dickens si mangia. In Benito Pérez Galdós, che è stato letterariamente il mio maestro insieme a Jane Austen, si mangia. Nella letteratura più recente molto meno».

Commenti

Il nome del Tra...

Lun, 24/09/2012 - 14:53

Gentile dottor Giurato, ho letto con interesse la sua recensione, ma mi permetto di farle notare l'omissione del nome del traduttore del libro da lei recensito. La mancata citazione del nome del traduttore è una violazione del diritto morale di paternità dell’opera dell’autore, al quale il traduttore viene equiparato dalla legge. La ringrazio per l'attenzione. Cordiali saluti, Andrea Rényi