Se i brigatisti non avessero trucidato Aldo Moro

S e invece di bocciare due volte l'aspirante pittore Adolf Hitler, all'Accademia di Belle Arti di Vienna avessero chiuso un occhio sulle scarse conoscenze del candidato in materia prospettica, magari avremmo evitato il putsch di Monaco, e l'ascesa ai vertici del Reich.
Quella porta chiusa è uno dei classici momenti X della storia, momenti apparentemente banali se non fosse che lì gli eventi subiscono uno snodo cruciale. Così, per divertissement intellettuale, gli storici talvolta tentano un'inversione a U dalla traiettoria, per poi ricalcolare il percorso come bravi tomtom. A prestarsi al gioco è un volume, La storia con i se (Marsilio), firmato da Alberto e Elisa Benzoni. Padre e figlia hanno chiamato a raccolta Claudio Strinati, Gian Enrico Rusconi, Andrea Graziosi, Giovanni Sabbatucci, Mario Del Pero, Ernesto Galli della Loggia, Luciano Cafagna, Paolo Mieli, Massimo Teodori, i quali, come in una partita a Shanghai, devono togliere un bastoncino e osservare se tutti gli altri restano stabili. Ad esempio. Se nel 1914 a Sarajevo l'autista di Francesco Ferdinando non avesse sbagliato strada, facendo scampare l'erede al trono Asburgo all'attentato-casus belli, ci sarebbe stata comunque la prima guerra mondiale? Oppure. Se quel 28 ottobre 1922 il re Vittorio Emanuele avesse firmato lo stato d'assedio fermando la marcia su Roma, il movimento fascista sarebbe riuscito ugualmente a imporsi? Secondo Giovanni Sabbatucci no: «La rinuncia all'azione di forza avrebbe rinviato sine die il momento della presa del potere, mentre il raggiungimento di questo risultato in tempi brevi era essenziale per la stessa sopravvivenza del fascismo», appura il professore. E se Moro fosse stato rilasciato dalle Br, è la teoria di Paolo Mieli, probabilmente non ci sarebbe stata neanche la rovina della Prima Repubblica: «Forse si sarebbe passati alla Seconda Repubblica con 15 anni d'anticipo. Ma in ogni caso ci si sarebbe risparmiati la più che decennale agonia della prima». Tra i vari rivoli storiografici contemporanei, la storia controfattuale (che ha per papà il britannico Niall Ferguson), o la storia possibile (definizione preferita dagli autori), ha il pregio di muoversi al netto del «senno del poi», astenendosi dal tic di trascinare alla sbarra la storia, o di rivestirla di chiose rassicuranti del tipo «era destino»
. Il metodo qui applicato è invece di tipo «garantista»: gli accadimenti sono scagionati dalle brache razionalistiche e restituiti all'innocenza dei loro sviluppi. Sviluppi che scienza vuole che procedano in terreni imprevedibili, cozzando contro il caso e il caos.