Se a Mantova la politica si beve Palazzo Te

C'è maretta attorno al Centro Internazionale d'Arte e di Cultura di Palazzo Te a Mantova. Il centro, costituito nel 1990, si è affermato nel panorama nazionale come una realtà importante. A lungo però la gestione economica delle giunte di sinistra non è stata brillante. Correndo l'anno 2010 aveva un passivo di 400mila euro. Allora il nuovo sindaco di centro-destra, Nicola Sodano, ha chiamato alla presidenza Angelo Crespi - ex consigliere del ministro dei Beni culturali - che è riuscito a mettere i conti in pari (bilancio 2013). Ed anche a mettere in piedi mostre capaci comunque di reggere il confronto con i fasti del passato, quando Palazzo Te era uno dei luoghi simbolo delle mostre internazionale.

Le cose poi hanno preso un'altra piega. Come spesso accade per “colpa” della politica. La maggioranza in comune è composta anche da una lista civica capeggiata da Giampaolo Benedini che sembra non trovarsi in sintonia con la gestione del Centro e che ha “in quota” l'assessore alla cultura, il critico d'arte romano Marco Tonelli. Tonelli vira sul contemporaneo e ha curato mostre (intervenendo anche nel catalogo) che a Palazzo Te sono fuori contesto. Crespi non ha gradito: «È una violazione della sacralità di un luogo così, è uno dei palazzi più importanti del Rinascimento... quando è venuta il presidente del nostro comitato scientifico, Sylvia Ferino, una degli storici d'arte più importanti del mondo, si è messa a ridere». Ma il livello dello scontro s'è alzato per questioni più gravi. Crespi è in una situazione ballerina: «Sono stato prorogato a voce dall'assemblea dei soci di Palazzo Te, ma non ho avuto nulla di scritto... e nel frattempo ho una mostra sui Templari bloccata perché mancano le “determine”. Sono inefficenze gravi che mettono a repentaglio il buon nome dell'istituzione». Spiega Crespi: «Il problema è che c'è subbuglio in tutte le fondazioni culturali mantovane perché Tonelli con l'appoggio del sindaco sta cercando di creare una super fondazione azzerando l'esistente frutto di secoli di storia...». Un peccato che una città con un potenziale culturale enorme si avviti su se stessa. E intanto alcuni investitori privati pensano a sfilarsi dal Te. Sintetizza Crespi: «Un risultato che è il contrario di quanto dovrebbe ottenere un'amministrazione liberale. Forse il sindaco Sodano non ha imparato la lezione del passato, quando i sindaci di centro-destra hanno lasciato la cultura in mano al conformismo da “salotto” della sinistra».