Sigrid, «santa» scrittrice della cattolica Norvegia

La Norvegia fu evangelizzata tardi (da re Olaf Haraldsson nell'XI secolo), e nel 1537 la sua corona aderì al luteranesimo. Dei suoi pochi si è occupata una delle massime penne nazionali, Sigrid Undset (1882-1949), premio Nobel nel 1928. L'editore Solfanelli ha pubblicato la sua Vita di sant'Halvard , il giovane ucciso a colpi di freccia per aver cercato di difendere una donna dalla violenza la cui figura compare nello stemma di Oslo. Ora lo stesso editore propone un altro racconto biografico della Undset, Santa Sunniva e gli uomini di Selje (pagg. 63, euro 7).

L'autrice scandagliò i problemi della donna del XX secolo, ma soprattutto fu attratta dal tempo che conosceva meglio, quello medievale. Il suo capolavoro ha come protagonista una donna del Medioevo scandinavo, Kristin figlia di Lavrans. Nel 1924 la Undset era clamorosamente passata al cattolicesimo. Malgrado la sua conversione, però, la potenza della sua arte costrinse gli accademici svedesi a darle il Nobel, cosa che da quelle parti difficilmente accade. La Undset vide l'invasione nazista della sua patria, il che la indusse a fuggire negli Usa. Come Sunniva, anche lei fuggitiva in terra straniera. La storia dell'unica Santa norvegese comincia così: «A metà del secolo X, a uno degli insignificanti re d'Irlanda nacque una figlia». I re gaelici, infatti, non erano che capiclan. Qual fosse poi l'impronunciabile nome originario di Sunniva o Sunnivas non è dato sapere. Ma san Patrizio aveva fatto un buon lavoro nell'Isola Verde e Sunniva si votò a Cristo. Sarebbe finita badessa se non fosse intervenuta la morte prematura del padre, che la costrinse a prenderne il posto politico. Giovanissima e molto bella, venne adocchiata da un capo vikingo che si propose come marito. La leggenda dice che lei rifiutò perché si era consacrata. Ma niente di strano se l'idea di finire nel letto di un pagano rozzo, attempato e puzzolente non la attraesse. Finì che quello ricorse all'unico corteggiamento che conosceva: incendiare e saccheggiare le terre di Sunniva, per convincerla con le cattive.

La principessa, non avendo forze sufficienti a contrastarlo e decisa a non cadergli tra le mani, scappò per nave insieme a quelli disposti a seguirla. Erano tanti e di navi ce ne vollero. Le tempeste le portarono sui fiordi della Norvegia ma, accolte da scariche di frecce, trovarono un punto di sbarco sicuro solo a Selje, nella zona dell'odierna Björgvin. Qui c'erano selvaggina, frutta, buon terreno e nessun abitante. La compagnia di Sunniva vi si stabilì. Ma durò poco, perché il territorio serviva da pascolo alle bestie dei contadini e questi, vedendo quella strana gente, corsero a riferire allo jarl (signore) del luogo, Haakon, che erano sbarcati predoni stranieri. Haakon non tardò a organizzare una spedizione. Quando gli irlandesi videro arrivare quegli irsuti guerrieri, uguali a quelli da cui erano scappati, si rifugiarono in una grotta. Ma vennero presto scoperti e attaccati con urla belluine. Allora Sunniva rivolse preghiere al suo Dio, affinché li sottraesse a efferatezze e oltraggi. E l'apertura della grotta crollò, sigillandosi.

Passò il tempo, Haakon fu ucciso, al nuovo re Olaf Tryggvasson fu riferito della luce che emanavano certe rocce a Selje. Il re venne, fece scavare e trovò il corpo di Sunniva, integro come se fosse morta da un minuto. Olaf, fresco di battesimo cristiano, prese informazioni e seppe la verità. Il corpo di Sunniva fu posto nella cattedrale di Bergen, appena costruita. Quel santo corpo fermò il fronte del fuoco nel grande incendio del 1198. Ciò che non poté il fuoco lo fecero i protestanti, che nel secolo XVI dispersero le reliquie. Non furono più ritrovate.