Soliloqui ossessivi che gelano l’anima

Dopo decenni di assenza torna in libreria Gelo (Einaudi, pagg. 358, euro 20, trad. Magda Olivetti), romanzo d’esordio che nel 1963 collocò d’improvviso Thomas Bernhard tra gli imprescindibili della narrativa contemporanea. Nei soliloqui del pittore Strauch («Gli artisti sono i grandi emetici dei nostri tempi, sono già sempre stati i grandi, i più grandi emetici»), recluso volontario nell’atroce località montana di Weng, c’è già lo stile inconfondibile dello scrittore austriaco fatto di ossessioni paralizzanti, di un selvaggio sarcasmo. E se «l’uomo è un inferno ideale per i suoi simili», l’«homo bernhardianus» vive per difendersi dalla vita. Contorcendosi in una commedia-tragedia in cui la follia non è la vetta più estrema della lucidità.