«Son of Saul» è un'opera claustrofobica ambientata ad Auschwitz In «The Assassin» protagonista è un crudele omicida innamorato

da Cannes

Un esordiente ungherese, László Nemes, e un maestro cinese (la Cina di Taiwan), Hou Hsiao-Hsien. Potrebbero essere loro i veri rivali degli italiani per la Palma d'Oro. Il primo è il regista di Son of Saul (cui ieri è andato il premio della critica internazionale), il secondo di The Assassin , due film diametralmente diversi e entrambi lontani anni luce dalle tematiche dei nostri registi. Proprio per questo più pericolosi, qualora la giuria capitanata dai fratelli Coen decidesse di premiare un outsider, che però filma l'orrore dei campi di concentramento, oppure di rendere omaggio a chi per l'occasione ha rimesso a nuovo un genere, il wuxiapian , le arti marziali, per di più dopo un decennio di inattività.

Ambientato a Auschwitz, Son of Saul racconta due giorni della vita di un ebreo ungherese che lavora nel gruppo dei Sonderkommando, i deportati che le SS utilizzano per il lavoro sporco dei forni. Sono loro che accompagnano i prigionieri alle camere a gas, li spogliano, li rassicurano, li fanno entrare nelle camere, estraggono poi i morti, li bruciano, puliscono da tutto ciò che resta. In uno dei cadaveri quell'uomo riconosce il figlio e da quel momento non ha che uno scopo: sottrarre il corpo, trovare un rabbino perché dica il kaddish , la preghiera funebre, sotterrarlo. László Nemes incolla la sua macchina sul protagonista e noi vediamo solo ciò che lui vede, ciò che lo interessa. È un film claustrofobico, angosciante per l'avvilimento dell'essere umano che in esso è raccontato, girato con un formato che restringe lo sguardo dello spettatore a quello del personaggio sulla scena.

The Assassin è invece il trionfo della forma e del dettaglio, la Cina della dinastia Tang del IX secolo dove la ritualità del cerimoniale, il lusso, l'intrigo e l'atmosfera oppiacea della corte sono inframmezzati dalla eleganza fulminea degli assalti alla spada e al pugnale nel silenzio della natura e della notte. Hou Hsiao-Hsien è un habitué di Cannes, ci è già stato sei volte. La prima fu nel 1993 con Il maestro burattinaio , con cui vinse il Premio della Giuria, l'ultima nel 2004 con Three Times . In mezzo ha girato Millenium Mambo , il suo film più fortunato. Storia di un'omicida implacabile che però per amore non assolve il proprio compito, The Assassin è la sublimazione, meglio, la rarefazione di un genere.