Sotto il thriller la verità sul mistero Emanuela Orlandi

Sembrava sparito, ed è tornato con un romanzo, che parla di gente che sparisce. Con una commedia teatrale, che parla di gente in stato terminale, che si salva e ritorna. E con una rivelazione-provocazione sulla ragazza scomparsa più famosa d'Italia, Emanuela Orlandi.
Sembrava sparito, Paolo Pietroni, giornalista di gran vaglia, fondatore di testate storiche, da Salve, nel '77, a Max ('84) a Sette ('87) fino allo Specchio della Stampa ('96); uomo di teatro, già attore, regista e autore (ha appena portato in scena al Filodrammatici di Milano Quaggiù, angeli del nostro tempo sul tema dell'eutanasia); e scrittore, con lo pseudonimo di Marco Parma (città di nascita), di uno dei pochi grandi bestseller italiani di fine secolo scorso, il thriller Sotto il vestito niente (Longanesi, 1983), libro vendutissimo, citatissimo, imitatissimo, diventato film-cult dei fratelli Vanzina nell'85. Sembrava sparito, e invece, rieccolo Paolo Pietroni, 74 anni, cappello in testa e un caso narrativamente straordinario in mano, con un nuovo romanzone, Io sono un angelo nero (Barion), sul mistero della sparizione di Emanuela Orlandi. Nella finzione, il romanziere Pietroni racconta una storia noir, ambientata in una Milano molto giornalistica di oggi, strutturata (come già Sotto il vestito niente) come un diario diviso in paragrafi minuziosamente datati, che inizia con un'inchiesta del mensile Mystère su cento ragazzi spariti negli ultimi anni, e che ruota attorno al giallo della Orlandi, dentro il quale si muovono i Legionari di Cristo, gli agenti segreti dell'Opus Dei e un gran burattinaio chiamato il Castellano... Nella realtà, invece, il giornalista Pietroni, giorni fa, a Radio24, ha rivelato che un frate di Santa Maria delle Grazie, a Milano, gli svelò due segreti: che Emanuela sarebbe morta durante un gioco più grande di lei, di natura sessuale, nel quale entrò volontariamente, ma da cui non uscì; e che un cappuccino, appartenente all'Armata bianca della Madonna, anni fa gli mostrò due foto: una della ragazza assieme all'arcivescovo Marcinkus, e una, cadavere, accanto al corpo di Enrico De Pedis, il boss della Banda della Magliana... Ce n'è abbastanza, per un ritorno alla grande.