Quella scena di stupro in televisione. È polemica su Game of Thrones

Una scena gratuita e più violenta del solito non è piaciuta per nulla agli spettatori. Ma l'autore dei libri difende la scelta

Game of Thrones non è mai stata una serie per deboli di stomaco. Tra violenze, torture e sangue, la serie televisiva basata sui romanzi di George RR Martin ci ha abituato a una serie di efferatezze lunga persino da elencare. Ma quanto accade durante l'ultimo episodio (il quinto della sesta serie) è sembrato troppo persino per gli standard della produzione di Hbo.

La scena di cui tutti parlano è quella in cui Sansa Stark viene stuprata dal novello sposo Ramsay Bolton, uno dei personaggi più brutali tra quelli che compaiono nella serie, durante la prima notte di nozze. Una scelta, quella di inscenare le violenze, che ha fatto andare su tutte le furie anche i fan più avvezzi alla violenza di Game of Thrones.

Se non bastasse il fatto che già di per sé la scena, per quanto sceneggiata, è terribile, c'è il giudizio di molti blogger e giornalisti a spiegare cosa sia andato davvero storto nella scelta degli autori. Il punto, qui, non è soltanto che lo stupro è un modo terribile per fare evolvere il personaggio di Sansa, ma anche - qualcuno lo ha fatto notare - che non aggiunge nulla alla narrativa della storia.

Prima e dopo le violenze subite dalla ragazza sapevamo già tutto. Che il marito, Ramsay, era uno psicopatico di rara crudeltà. Che la moglie, Sansa, avrebbe dovuto affrontare ancora prove terribili. A cosa serve dunque questo stupro?

L'autore dei romanzi da cui la serie televisva è stata tratta non dà una risposta su questo, ma ci tiene a puntualizzare un fatto che secondo lui è doveroso mettere in chiaro: gli sceneggiatori avevano il diritto di fare quello che hanno fatto, scostandosi dalla storia dei libri. "Hanno la piena licenza creativa di fare con il mio materiale ciò che credono".

Commenti
Ritratto di luogotenente

luogotenente

Mar, 19/05/2015 - 19:52

Articolo molto disinteressato, specie su una serie targata Murdoch.