La sua verità, dopo cento anni di... meritato riposo

Mark Twain ha fatto di tutto per avvolgere nella leggenda la sua autobiografia. Ci lavorò per quasi quarant'anni, inceppandosi in quelle che chiamava «false partenze» già dal 1870. Sapeva di non essere fino in fondo sincero in ciò che scriveva. Sapeva che per trasformarsi da scrittore in personaggio amato dai lettori avrebbe dovuto lavorare parecchio su se stesso, costruire una propria mitologia che mostrasse ai posteri l'incredibile uomo che era stato. Per questo fece e disfece i propri testi cercando un modello che lo facesse apparire il più possibile spontaneo e autentico. Infine, nel 1906, l'intuizione: se avesse dettato a una stenografa la sua autobiografia questa sarebbe apparsa dannatamente vera. Scrivendo a un amico annunciò: «Ce l'ho fatta! Non sai che divertimento ti perdi finché non ti metti a dettare la tua autobiografia... e quanto somiglia al parlato, quanto sembra reale, quanto scorre bene... e che freschezza che ha, di rugiada, brezza e legno». Per la realizzazione dell'opera occorsero tre anni, 250 sedute di dettatura e oltre mezzo di milione di parole. E l'impresa non si concluse lì. Twain stabilì che la storia della sua vita uscisse soltanto a cent'anni dalla sua morte, metodo infallibile per essere certo che nessun testimone potesse contestare o confermare i fatti raccontati. «Solo così - scrisse - puoi parlare apertamente di chiunque, senza timore di ferire i suoi sentimenti, né quelli dei figli o dei nipoti».
La University of California ha quindi custodito in segreto le sue memorie pubblicandole nel 2010 senza alcuna interpolazione, modifica o riscrittura. Per ben 42 settimane hanno dominato le classifiche statunitensi, vendendo 400mila copie dell'edizione curata da Harriet Elinor Smith. Ora, nella versione italiana, Autobiografia di Mark Twain. Da pubblicare cent'anni dopo la morte secondo la volontà dell'autore (Donzelli, pagg. 468, euro 22, traduzione e cura di Salvatore Proietti) si avverte l'ironia dell'autore, abituato a sorridere anche nelle situazioni più disperate. E convinto di poter raccontare liberamente ogni cosa, sdraiato in una tomba più che secolare.