Come ti racconto la Lucania (con un pugno di novelle)

Nel nuovo libro di Gaetano Cappelli compare un meridione periferico, pretenzioso sgarrupato e tutto da ridere. Ma sotto sotto c'è una riflessione sull'animo umano

La città di Potenza (Wikipedia)

Non c'è niente di più labile che scrivere sulla sabbia. Non per nulla è ciò che fa Gesù nell'episodio dell'adultera (in Giovanni 8, 3-11) quando ha a che fare con farisei tutti ordine, processi alle lenzuola e pubblica gogna: «Parlarono così per tendergli un'insidia... Ma Gesù si chinò e col dito si mise a scrivere in terra». Come a dire che le leggi degli uomini, e in generale le cose degli uomini sono così: un soffio di vento se le porta via come una parola tracciata nella polvere.

Ecco, allora, che Gaetano Cappelli, già nel titolo che ha scelto per la sua raccolta, da pochissimo in libreria, ci dice dove vuole andare a parare. Le undici “novelle”, brevi e meno brevi, che compongono Storie scritte sulla sabbia (Marsilio, pagg. 176, euro 16), sono leggere leggere, estive estive, come fatte di minutissimi granelli di quarzo o di granato. E per di più essendo state pensate, nella maggior parte, per quotidiani e riviste erano, in un certo senso, «letteratura a perdere». Di quella che intrattiene e poi finisce nel cestino. E, invece, l'autore ha deciso di salvarle. Come spiega nell'esergo in versi sciolti (sciolti per il caldo?) che le precede: «Ho salvato dalla risacca del tempo/ questi racconti scritti su giornali e inserti e riviste/ per giorni d'estate/ e a voi li offro».

Del resto la scrittura surreal-corrosiva di Cappelli, sul breve rende al meglio. Questo scrittore potentino - classe 1954, un lungo apprendistato letterario, iniziato con saggi di musica elettronica e approdato a romanzi che hanno uno stile assolutamente sui generis - riesce a trasformare la Basilicata in un piccolo (e un po' zozzo) ombelico del mondo. In un palcoscenico in cui mettere in scena le più bizzarre commedie umane. Trasforma la periferia meridionale in un laboratorio per sezionare le mattane e le piccolezze dell'uomo.

Si capisce già dalla prima «novella» - il termine ricorre perché in tutti questi racconti vi è un che di boccaccesco - che altro non è se non un ritorno, in chiave grottesca, alla Lucania. A partire dal suo lunghissimo titolo rococó (altro marchio di fabbrica di Cappelli): L'ombra del falco obeso e la Corvette di Springsteen ovvero il potere delle maledizioni sul destino degli uomini con una stima molto ma molto approssimativa del loro tempo di realizzazione. Il protagonista, uno scrittore di nome Guido Galliano (che si possa leggere Gaetano Cappelli?) torna in un paesello sperduto per ricevere lo sgarrupato, ma pagante, premio «Il dirupo d'oro». Questa rentrée si trasforma in un vorticoso incontro con ex amanti, etnologhe pazze, notabili da strapazzo, bellone che aspirano al successo e animali magici del folclore locale. Ne segue una sciarada che mette lo scrittore molto a mal partito e lo convince della necessità di una rapida fuga sulla sua «Leopard» (che in realtà è una Jaguar) anche se la maledizione lucana continuerà a seguirlo...

E nel seguente La figlia di Dracula, ambientato nel piccolo paese di Acerenza, 2500 anime, 37 chilometri da Potenza, a farla da padrone è il perverso rapporto fra la televisione, i misteri irrisolti, e la voglia di inventarsi un'attrazione turistica. Così la troupe di una trasmissione a rischio chiusura per share disastroso, «Mystérious», finisce nel borgo a caccia di una inesistente sepoltura di Dracula e deve invece fare i conti con i morsi di una locale contessa, Sofonisba Ferrillo, la quale ha qualche problema a controllare la libido... Ma se vi sembra una trama folle: attenti! Cappelli ha pescato dalla cronaca, basta leggere i giornali locali del 2012. Così ogni racconto si gusta quasi fosse un cocktail con ghiaccio (Cappelli ha una predilezione per i Negroni serviti da certe cameriere... ma questo è giusto ve lo racconti lui). Però non tutto è “leggero”. Sotto lo humour, ricorrono il tema della morte e del rimpianto, come in Immortale per sempre o La vedova perfetta . Spesso torna anche la parodia spietata di tutta quella galassia di semi-vip che godono del famoso quarto d'ora di celebrità. Insomma, un libro più feroce di quanto appaia. Così, se uno volesse fare il recensore alla moda potrebbe anche paragonare Cappelli all'americano David Sedaris. Però sarebbe inutile esterofilia. Cosa vuoi che siano le ipocondrie Usa quando noi abbiamo la Basilicata...