"Totò genio": si apre a Napoli la prima grande mostra antologica sul Principe

Sarà aperta fino al 9 luglio in tre sedi: al palazzo Reale, al Maschio Angioino e al convento di San Domenico Maggiore l’esposizione curata da Alessandro Nicosia e Vincenzo Mollica, a 50 anni dalla scomparsa del grande artista Antonio De Curtis

«Eduà, mi raccomando, portami a Napoli». Il grande Totò voleva morire nella sua città e da Roma, dove si era trasferito ai Parioli, esprimeva il suo ultimo desiderio ad Eduardo Clemente, cugino e segretario personale. Ora è la città sotto il Vesuvio, da dove è partita la sua avventura nel rione Sanità e dove è terminata con uno dei suoi 3 funerali, a tributargli la prima grande mostra antologica, 50 anni dopo quel 15 aprile 1967 in cui Antonio De Curtis se n’è andato, con una profezia subito smentita dai fatti: «Nessuno mi ricorderà». Lo ricordano tutti, invece, il Principe della risata, dai grandi artisti al più semplice dei cittadini, lo ricordano in Italia, nel mondo, ma soprattutto a Napoli, dove ha lasciato un segno indelebile. Lo ricordano per la sua grandezza di attore, di autore di canzoni e di poesie, ma anche come uomo. Per questo, l’esposizione «Totò Genio» appena inaugurata e aperta fino al 9 giugno, per poi spostarsi a Catania e Torino, probabilmente poi a Buenos Aires e chissà dove altro, contiene tre mostre in una. E in location prestigiose al massimo: «Totò, che spettacolo!» al Palazzo Reale, Genio tra i geni» al Maschio Angioino e «Dentro Totò» al Convento di San Domenico Maggiore. L’ha voluta l'Associazione Antonio De Curtis, guidata dalla nipote Elena Anticoli De Curtis, una somiglianza impressionante con il nonno e una grande determinazione a valorizzarne l’eredità. «Questa - dice, alla conferenza stampa di presentazione- è la più grande mostra che sia mai stata fatta in onore di Totò, perché racchiude sia il grande tributo dei critici internazionali, come ad esempio i disegni di Fellini, che una parte più intima di mio nonno, sconosciuta anche a noi familiari.

C'è il Totò artista, ma anche la sua vita personale nelle 250 fotografie con cui si chiude la mostra. Ci sono anche poesie inedite e una di esse parla del matrimonio».La famiglia di Totò si è rivolta per l’organizzazione ad Alessandro Nicosia che ha firmato negli ultimi 30 anni grandi esposizioni monografiche dedicate a personaggi come Fellini, Sordi, Pavarotti, Duse, e l’ha curata insieme a Vincenzo Mollica, dalla cui collezione provengono molti documenti e disegni e con Goffredo Fofi, che ha scritto il catalogo ( Skira). É riuscito nella grande impresa di mettere insieme le maggiori istituzioni pubbliche della cultura, a incominciare dal Comune di Napoli, con fondi e collezionisti privati che hanno fornito circa mille tra fotografie, filmati, costumi di scena, locandine di film, interviste, disegni, riviste, spezzoni cinematografici e televisivi, manoscritti personali, lettere, cimeli e materiale inedito. «Quella esposta -spiega Nicosia- è solo una selezione degli oggetti raccolti.

Ed è lungo l'elenco di chi ha prestato il materiale, dall'archivio di Stato agli archivi della Buitoni-Perugina (per cui Totò pubblicizzò il Bacio), a tante collezioni private. Come quella della famiglia Campolongo, erede di quel “Naso e cane“ che organizzò il terzo funerale di Totò nella chiesa di San Vincenzo, dopo quelli di Roma e di Napoli. Ci sono foto, giornali d'epoca e filmati che raccontano quei momenti, ma anche gli inviti proprio per il funerale alla Sanità».«Io ricordo anche il quarto funerale, lo fecero i massoni, invitarono me e mamma, una cerimonia incredibile», racconta Antonio de Curtis, figlio di Liliana che con la sorella Elena è tra gli ideatori della mostra. Con loro c’è il figlio del cugino Eduardo Clemente, Federico, che conservava il famoso baule di scena di Totò, esposto nella mostra: «Ci sono le giacche usate in “Totò cerca casa“ e “Totò cerca moglie“, la scatola per il trucco, il suo Vangelo, una spazzola d'argento regalo di Liliana Castagnola, la soubrette che si suicidò per lui». «Totò Genio» è dedicata ad Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro - genito Gagliardi De Curtis Di Bisanzio, un titolo cui lui, grande appassionato di araldica che ha studiato il suo albero genealogico, teneva molto seriamente. É dedicato a lui come simbolo dello spettacolo comico in Italia, attore di teatro e di cinema con i suoi 97 film, ma anche poeta e autore di canzoni.

E Mollica scrive nel catalogo della mostra: «La sua immortalità sta nel fatto che ha saputo vivere come se l'ultima faccia dell'uomo sulla Terra fosse la sua».«Ci sono molte ragioni per amare Totò - ha detto il sindaco De Magistris - questa mostra lo celebra in quanto genio ma non ci dimentichiamo che la sua risata è anzitutto un potente rimedio contro la sopraffazione : è il ridicolo che toglie altezza ai potenti e ne indebolisce le minacce. Ecco, è questo l'aspetto che io amo tra le mille venature del personaggio di Totò, e mi vengono subito in mente alcune scene immortali: la pernacchia al gerarca nazista, il rifiuto all'ordine di sparare, lo sberleffo al borioso onorevole Trombetta, la derisione pubblica al sedicente autore di un “Picasso“. Le ragioni di questa ribellione s'intravedono ancora una volta in un film, in quel bellissimo monologo in cui Totò divide l'umanità in “'uomini e caporali“, una distinzione sottile che lascia scorgere in trasparenza anche le malinconie dell'attore». Tra le curiosità da non perdere, suggerisce il curatore Nicosia, ci sono le foto in casa e con i suoi amatissimi cani e gatti, della collezione della compagna attrice Franca Faldini. E poi 250 tra manifesti e locandine di film e spettacoli, copioni, poesie scritte di suo pugno. Si racconta, ad esempio, la nascita della sua più nota poesia «A livella», si ascoltano decine di versioni di «Malafemmena» e su un touch screen scorrono le frasi-tormentone con la sua voce, come: «Ma mi faccia il piacere!». In un angolo, la bombetta con la scritta: «Guida non autorizzata». Quella stessa bombetta che stava sulla bara ai funerali. Dietro viene proiettato il film in cui il comico indossa quel cappello e s’improvvisa cicerone, illustrando a ignari turisti le bellezze di Napoli, sul tetto di un pullman scoperto.