Tutti gli angeli del mondo, libro per libro

Vanno di moda. In senso cristiano e non. Tanto per dire in libreria è tutto un fiorire di: C’è un angelo accanto a te, Incontra il tuo angelo custode, Il nostro angelo custode. Quando e come incontrarlo, Il nostro angelo custode esiste, Le carte dell’angelo custode... Ecco che allora il giornalista francese Édouard Brasey, un vero specialista di creature mitiche (ha all’attivo un Trattatato di vampirologia e un Trattato sulle fate, elfi, gnomi e altre creature fantastiche) ha deciso di fare un excursus completo di quanto è stato scritto e pensato su queste piumate creature. Arriva ora in libreria Trattato di Angelologia. Rappresentazione, denominazione, storia e tradizione degli angeli (Cairo, pagg. 378, euro 18). E se la copertina occhieggia a quella di tanti libri per «fiduciosi e ispirati», cioè chi va in libreria a munirsi di un facile strumento di accesso al divino, l’approccio è rigoroso. Si parte dalla definizione iniziale di cosa dovrebbe essere un angelo secondo la vulgata artistica - «Vengono descritti di solito come esseri androgini di grande bellezza, dalle folte chiome bionde... e sono di norma provvisti di ali» - per poi passare ad una lunghissima disamina dei testi religiosi in cui vengono citati (e dove le ali non le hanno quasi mai). Ma è solo l’inizio, dopo le elencazioni dei nomi degli angeli biblici e la minuziosa glossa della Gerarchia Celeste dello Pseudo Dionigi l’Aeropagita (della quale va matto anche il filosofo Massimo Cacciari) arrivano gli angeli della tradizione musulmana, quelli Indu, quelli caldei e la Cabala ebraica.
Data la mole della materia, non è nemmeno che Brasey pretenda di fare tutto da solo, e fa seguire al suo trattato ampi stralci tratti da Del cielo e delle sue meraviglie e dell’inferno di Emanuel Swedenborg (1758); da Il Paradiso perduto di John Milton (1667) e da La rivolta degli angeli di Anatole France (1914). Nel mezzo invece pesca a piene mani da Irmin Sylvan (Le monde des esprits, pneumatologie traditionnelle et scientifique, 1910 Parigi) e da un’infinità di testi noti e meno noti. Insomma, davvero, in questo trattato c’è quasi tutto lo scibile angelico. Magari in modo disordinato ma c’è. E qualche purista della filologia (e della teologia) storcerà il naso ma il curioso del tema troverà tutti i troni, le potestà e i cherubini che desidera. E un altro merito di Brasey è che è capace di giocare al «come se». Non si mette a pontificare ma racconta tutto come se davvero l’oggetto del suo studio avesse vita e piume. Anzi la prefazione se la fa dettare da un angelo...