Tutti i segreti della scrittura nel segno di Murakami

C onoscere i segreti di uno scrittore solletica la curiosità del lettore, voglia questi o meno scrivere. Prova a divulgarli con abilità Tsuge Teruhiko, docente all'università di Tokyo, esperto di letteratura giapponese contemporanea, riguardo a Murakami Haruki (I segreti di Murakami, Vallardi, pagg. 199, euro 12,90), scrittore di successo più volte in odore di Nobel, restio ad apparire in pubblico, schivo, avverso al collettivo e agli inconvenienti del successo. Di Murakami, però, si sa molto: che ama correre e la musica, jazz e classica, con incursioni nel pop: Norwegian Wood dei Beatles dà il titolo a una sua opera molto famosa.
Tsuge si diffonde in molti dettagli biografici, che aiutino a capire il mondo di Murakami: la sua frequentazione di Waseda, università dove la cultura pop era studiata con lo stesso impegno di quella accademica; la passione iniziale per la lettura di sceneggiature che gli permettessero di crearsi in testa un film personale; la suggestione a scrivere degli animali, i gatti, per superare il blocco dello scrittore… Quanto al cosa scrivere, Murakami è convinto di possederne la formula ideale: ascoltare le storie altrui e saperle elaborare artisticamente. L'ideologia dell'antiparola, professata dai movimenti studenteschi giapponesi a lui coevi, può spiegare lo strano rapporto dello scrittore con il linguaggio («lo sgretolarsi del vero senso delle parole»): da un lato, egli cerca una profondità misteriosa, che in Giappone si chiamerebbe yugen, categoria del bello estetico, lasciando al lettore il compito di decifrare il senso dell'opera o di certi passaggi; dall'altro, coltiva uno stile semplice, quasi banale, per attrarre il lettore, come i suoi scrittori preferiti: Kurt Vonnegut, in Mattatoio n.5, Fitzgerald, Capote, Chandler e, unico tra i connazionali, Soseki, di cui non apprezza il capolavoro Kokoro, da noi Il cuore delle cose o Anima. Fitzgerald è colui che seppe cogliere lo spirito del tempo, qualcosa che riesce anche a Murakami, ed è quasi un marchio di fabbrica: spesso i suoi romanzi vertono sullo stesso periodo storico in cui sono scritti. Anche qui uno iato: Murakami si mantiene rigorosamente nel suo tempo, come in un recinto protettivo, rassicurante; d'altro lato se ne discosta tratteggiando universi paralleli o realtà alternative - forse memore, nell'ordine, di Philip Dick, David Lynch o Stephen King, suoi mentori: 1Q84 ne è il modello più felice.