«Venezia torni a essere una grande mostra del cinema»

Conferme e sorprese all'inaugurazione della Biennale di Venezia. Ci sono i sorrisi di Marisa Merz, che ritira dalle mani di Massimiliano Gioni il Leone d'oro alla carriera, e gli applausi per l'altra premiata, l'austriaca ultranovantenne Maria Lassnig, che delega un amico al ritiro del premio. Dopo l'annunciato omaggio alle due grandi artiste, le menzioni speciali. Leone d'Oro al miglior arista - scontato, visto il recente successo a Documenta a Kassel e la consacrazione alla Tate - all'inglese Tino Sehgal, la cui performance canora è nella sala centrale del Palaexpo ai Giardini. Leone d'Argento alla francese Camille Henrot, la cui opera multimediale, un catalogo sulla conoscenza umana che mescola poesia e pop-up su un megaschermo, è al Palazzo Enciclopedico all'Arsenale. Altra sorpresa: l'Angola. Su 88 nazioni presenti, il Leone d'Oro va al Paese africano, al debutto in laguna, per un lavoro allestito a Palazzo Cini e dedicato a Luanda, la capitale. Menzione speciale a Lituania, Cipro e Giappone. E l'Italia? Menzione speciale a Roberto Cuoghi. La sua imponente scultura, all'Arsenale, è in realtà leggerissima: come spiega l'artista, è ricoperta di polvere dolomitica, consolidata con acqua marina e cenere proveniente dai forni delle pizzerie vicine. «Rappresenta per me una pretesa di rivelazione», dice.
A margine della cerimonia, Massimo Bray, ministro per i Beni e le attività culturali, afferma: «Voglio che Venezia torni a essere una grande Mostra del Cinema. Voglio individuare le risorse necessarie per questo». E suggerisce di incrementare il mercato e gli spazi. Di sicuro vanno aumentati i finanziamenti (anche via crowdfunding, vera novità di quest'anno, che ha portato 180mila euro nelle casse del Padiglione Italia) e valorizzato il potenziale unico di Venezia: il «circo» dell'arte contemporanea è esigente e la concorrenza, specie ad Est, agguerrita.