Nadine Gordimer è la vera mamma di Mamma Africa

La notizia della morte di Nadine Gordimer mi arriva contemporaneamente all'invito a scrivere una poesia in memoria di Nelson Mandela per una pubblicazione internazionale. Mi torna alla mente un mio viaggio in Sud Africa, la bellezza selvaggia del Paese, le ferite lasciate nelle township come Soweto e la meno nota Mamelodi dalla vergogna dell'apartheid, le vie piene di jacaranda di Pretoria, città bianca e fantasma, i grattacieli adamantini di Johannesburg, le immagini al telegiornale di un carismatico e tribale Mandela vestito con una pelle di giaguaro.

E i romanzi di Nadine Gordimer, che del Sud Africa è stata la scrittrice più rappresentativa. Ricordo Un mondo di stranieri, uscito nel 1958 e che lessi molto più tardi. Il rappresentante inglese di una casa editrice parte da Londra per il Sud Africa con uno spirito scettico e disincantato, deciso a non fasi coinvolgere da nessun impegno politico e sociale. Ma una volta arrivato, due incontri gli cambieranno la mentalità e l'esistenza. Certo, il nero vivace e ribelle Steven Sitola, vittima sacrificale, ma prima di tutto l'avvocato Anna Louw, modello di donna impegnata per la causa anti-apartheid, tesa a difendere i pochi diritti che ai neri venivano allora concessi. Una donna. Non è un caso. Nadine Gordimer è stata l'esempio più alto, coronato da fama internazionale e dal Nobel, di un movimento tutto femminile che ha attraversato il secolo scorso in Sud Africa.

Lei è la punta dell'iceberg. Quella che ha saputo parlare con più determinazione e ottenere più consensi. Comunista, femminista, diremmo con i nostri parametri occidentali. Ma comunismo e femminismo passano. C'è invece questa concezione che la donna sia al centro di un processo di liberazione, di lotta per la giustizia, di militanza per la vita che è eterna. E attualissima insieme. C'è la Madre Africa, che nutre e salva i suoi figli. Lo mostra una poetessa come Caroline Goodenough, o come Thelima Makhetha, che in una poesia intitolata L'alba crocifissa usa il simbolismo cristiano per parlare dello sfruttamento dei minatori neri, e con lei Nise Malanga, autrice di Questa poesia è dedicata al Fratello Andries Raditsela, morto nel carcere dove era detenuto per la sua lotta contro l'apartheid. In Africa è la donna, è il principio del femminile che unisce e che dà speranza. Nadine Gordimer lo ha colto e lo ha raccontato per tutti.