È la vera solidarietà a nutrire la vita

Attenzione a non diventare come il ciclope Polifemo, che invece di sfamare gli uomini suoi ospiti, li mangia. È un'immagine forte del discorso alla città di Milano del suo arcivescovo, il cardinale Angelo Scola, in occasione della solennità di Sant'Ambrogio. Un testo denso, frutto di uno studio approfondito del tema dell'Expo, che sarà ospitata a Milano nel 2015: «Nutrire il pianeta, energia per la vita».
Il cibo, la tragedia della fame, l'importanza di restituire all'atto elementare e primario che è il mangiare il senso e la bellezza di un gesto che è godimento perché è condivisione e dono. Rimanda ad altro e ad Altro. «Il cibo non è una merce qualsiasi» ricorda con forza il cardinale. E il discorso dal titolo Che cosa nutre la vita? si apre a una prospettiva spirituale, ciò che nutre l'anima e dà senso alla vita. Ma è al contempo molto concreto, con richiami alle istituzioni internazionali, allo strapotere dei tecnocrati e al duro confronto culturale tra l'Occidente e i Paesi asiatici che vi avviene. E che mette in discussione anche valori, un tempo condivisi, come la lotta alla fame e alla povertà e la difesa dell'ambiente.
Così Expo 2015, che ha al centro queste fondamentali questioni, «si prospetta come grande possibilità di rilancio della vocazione di Milano» dice l'arcivescovo a politici, imprenditori, comunità di immigrati riuniti nella basilica di sant'Ambrogio ad ascoltarlo. Scola crede profondamente nell'evento. Lunedì prossimo, durante un incontro pubblico a Milano, si confronterà con il presidente del consiglio, Enrico Letta. E a metà gennaio incontrerà in Vaticano Papa Francesco, dopo che l'udienza alla delegazione Expo del 4 dicembre scorso era stata rinviata a causa di un malore del Papa. «Il Santo Padre mi ha telefonato e mi ha chiesto di porgere pubblicamente le sue scuse» ha detto il cardinale alla fine della celebrazione in Sant'Ambrogio.
L'Expo come occasione storica di affrontare temi altrimenti confinati ai dibattiti tra esperti, o peggio a uno strapotere della tecnica che si sottrae persino all'esame della ragione umana. La finanza - è uno degli argomenti - non può prevalere sull'uomo, di cui è al servizio. Meno che mai quando si tratta del cibo. Da qui la critica all'«asservimento alla logica finanziaria dei prezzi dei prodotti alimentari e energetici». La soluzione non è nel demonizzare i prodotti finanziari, ma nel coltivare l'umanità degli operatori, perché «non si lascino cinicamente attrarre dalla possibilità di lucrare vantaggi in orizzonti di breve periodo».
Senza la centralità dell'uomo, la conoscenza personale dei bisogni, il desiderio di dare e restituire dignità all'altro, persino gli aiuti umanitari rischiano di diventare controproducenti. No all'assistenzialismo, sì a una solidarietà e a una carità intelligente e personale, che permetta ai Paesi poveri di raggiungere e mantenere «l'autosufficienza alimentare», di emanciparsi. No agli aiuti a pioggia, che spesso raggiungono solo le popolazioni della città e addirittura creano danni economici, quando continuano ad arrivare dopo che l'emergenza è passata: «La disponibilità di cibo deprime i prezzi locali, disincentiva la produzione ed è una causa non trascurabile dell'inurbamento delle popolazioni locali».
Parlare nelle più alte sedi istituzionali internazionali di lotta alla fame e alla povertà, di accesso all'acqua e alla terra, di difesa dell'ambiente - dice il cardinale - «è di certo importante», ma è «poco efficace». Sia per le letture tecno-scientifiche estreme che per la presenza in questi consessi di nazioni che non condividono la tradizione occidentale: «Nuovi grandi Paesi con tradizioni politiche e priorità diverse hanno profondamente modificato il quadro del consenso internazionale».
No a una logica di «dominio» sulla natura ma no anche a una «sacralizzazione, altrettanto indiscriminata, dell'ambiente». Gli uomini e gli animali non sono sullo stesso piano ontologico, altrimenti si «elimina la superiore responsabilità dell'uomo», che è sotto gli occhi di tutti, nell'oggi e nella Storia. L'uomo è responsabile del creato, non ne è il dominatore: «Avere a disposizione qualcosa non significa poterne usare senza tener conto del bene di tutti».
In questo contesto si colloca una rivendicazione orgogliosa dell'Europa e della sua storia, del modo in cui l'uomo occidentale ha modificato la natura, dalla bonifica delle paludi alla pur controversa era degli Ogm. Non si tratta di «una nostalgica difesa delle radici cristiane della nostra società», ma di un'appassionata sfida a costruire un nuovo umanesimo. Un invito alla libertà, alla creatività, al futuro.