Il verso giusto Amore Rabia Balkhi, orgoglio di donna


di Nicola Crocetti


La ragnatela d'amore mi ha presa con l'inganno
E ogni tentativo di liberarmi è un vano affanno.
Cavalcando il nobile destriero non sapevo
Che più tiri le redini e meno provi sollievo.
L'amore è un oceano talmente sconfinato
Che nessuno vi nuota senza esserne ingoiato.
La fedeltà di un amante dovrebbe essere infinita,
Ma bisogna affrontare il corso avverso della vita.
Immaginarla armoniosa quando diventa
\[crudele,
Nutrirsi di veleno, e assaporarlo come il miele.





Traduzione di Nicola Crocetti


«Padre, tu mi hai venduta a un vecchio./ Che Dio distrugga la tua casa, io ero tua figlia». È il grido tremendo di una giovanissima poetessa afghana, Zarmina, che usava lo pseudonimo di Rahila Muska, e che qualche anno fa si è data fuoco per protesta contro il fratello, che l'aveva brutalmente percossa dopo averla sorpresa a scrivere poesie. Questa testimonianza fa parte di una selezione di testi esposta in questi giorni alla «Poetry Foundation» di Chicago, risultato di una ricerca della giornalista americana Eliza Griswold in Afghanistan, dove le donne che scrivono versi rischiano la vita. Sono poesie landay, un genere che si rifà a una tradizione secolare afghana, che permette alle donne pashtun, cui è vietato esprimere pubblicamente i propri sentimenti, di raccontare in due soli versi fatti della propria vita pene amorose e stati d'animo, dal desiderio alla separazione alla perdita, spesso con rabbia, ironia e sarcasmo. Oggi il landay è diventato anche un'importante forma di espressione del dissenso politico, e ha soggetti attuali come bombe, droni e telefoni cellulari.
Modello letterario e di coraggio, per queste donne, è la prima poetessa afghana, Rabia Balkhi, vissuta nel X secolo, durante la dinastia samanide, che regnò dall'819 al 1005 sul Khorasan e sulla Transoxiana. Bellissima, appartenente a una famiglia di stirpe reale, Rabia si innamorò di uno schiavo turco del fratello. Questi, scoperto l'amore clandestino, fece imprigionare lo schiavo, ferì la sorella a colpi di rasoio e la chiuse nell'hammam fino a farla morire dissanguata. Su una parete dell'hammam, Rabia scrisse con il sangue i suoi ultimi versi. L'amante turco riuscì però a fuggire e, saputo della morte di Rabia, ne uccise il fratello e poi si suicidò.