Il verso giusto Il morto amore Siddal, tragica musa dei Preraffaelliti


di Nicola Crocetti


Non piangere la morte di un amore -
è così raro, sai, l'amore vero,
rapido muta dal celeste al rosso,
dal rosso acceso al blu -
l'amore nasce per morire presto,
ben di rado è sincero.
Sul tuo bel viso no, non ospitare
sorrisi per il vano beneficio
di profondi sospiri; le parole
più belle, sulle labbra più sincere,
muoiono - e tu senz'altro sola
sarai nel freddo vento dell'inverno.
Non piangere per ciò che non puoi avere,
mia cara, questo Dio non lo concede,
e se l'amore meritasse fede,
saremmo in Paradiso, amica mia -
ma è la terra il luogo dove siamo,
dove l'amore vero non troviamo.
(Traduzione di Silvio Raffo)


F u la modella preferita dei pittori Preraffaelliti, che la immortalarono in tele dai colori sontuosi, oggi esposte nei maggiori musei del mondo. I dipinti per i quali Elizabeth Eleanor Siddal posò ci mostrano una creatura bellissima: aria mistica, forme flessuose, grandi occhi verdi, folta chioma tizianesca. Figlia di un coltellinaio londonese, nata nel 1829, è destinata a fare la modista, come le tre sorelle, quando il pittore Walter Howell Deverell, passando nel negozio dove la ventenne Lizzie lavora, resta folgorato dalla sua avvenenza e dai suoi strepitosi capelli rossi: sarà per lui la Viola del quadro Twelfth Night. L'anno dopo posa per Holman Hunt in diversi dipinti esposti alla Royal Academy. Nel 1851 l'incontro fatale con Dante Gabriel Rossetti, il pittore-poeta fondatore della più nota confraternita artistica di età vittoriana. Funesto risulterà l'incontro con John Everett Millais, che la immortala come Ofelia, ma la fa ammalare imponendole un'immersione prolungata in una vasca d'acqua fredda. Elizabeth resterà per sempre prigioniera del ruolo di Ofelia, in una sorta di autodistruttiva identificazione. Dal 1852 Lizzie posa soltanto per il divino Dante Gabriel, che s'innamora di lei, le fa da pigmalione, le insegna a dipingere e a scrivere versi, e soprattutto gli ispira dipinti immortali. Ma la inizia anche all'uso del laudano, che peggiora la sua salute. Infelice e gelosissima dell'infedele pittore-poeta, che sposa nel '60 (gli butta nel Tamigi le tele che ritraggono altre donne), muore suicida con un'overdose nel '62. Il consorte fa seppellire con lei un quaderno di poesie inedite, che saranno ricuperate sette anni dopo. Particolare macabro: i vermi hanno parzialmente roso il quaderno, ma il corpo di Lizzie-Ofelia è intatto.