La vita è un tango infinito Parola di Pérez-Reverte

Il recente romanzo di Arturo Pérez-Reverte, Il tango della Vecchia Guardia (trad. di Bruno Arpaia, Rizzoli, pagg. 496, euro 18), è segnato dal numero tre: tre sono i tempi, tre gli scenari e tre le città del racconto. Queste ultime, la Buenos Aires del 1928 con le sue taverne gremite di appassionati di tango, Nizza con i ricchi transfughi della guerra civile spagnola e, in ultimo, la ridente cittadina di Sorrento che ospita nel 1966 un importante torneo internazionale di scacchi.
I protagonisti sono Max Costa, un ballerino professionista, un po' gigolo e un po' truffaldino, e Mecha Inzunza, giovanissima moglie del compositore Armando de Troeye, dalla bellezza sfolgorante. I due s'incontrano sulla pista da ballo del transatlantico Cap Polonio, dove la donna viaggia con il marito diretti alla capitale argentina; dopo i primi calcolati approcci, Mecha intreccia un tango con Max che la legherà a lui per tutta la vita. Infatti la musica del tango, che propizia la storia d'amore, è l'elemento reale e simbolico che unisce le diverse epoche: l'ambiente decadente della capitale argentina degli anni Venti, quello cosmopolita della riviera francese alle soglie della seconda guerra mondiale e, infine, la vita mondana nell'hotel Vittoria di Sorrento. Scenari eleganti, ricchi di fascino, che mescolano amori ed intrighi, imprese galanti e poliziesche, guerre private e politiche.
Il dialogo dei due amanti ricostruisce i silenzi e i vuoti lasciati dalle diverse geografie, mentre lo scrittore accompagna le loro avventure, rivela i nomi di personaggi illustri, descrive gli alberghi di lusso, gli ambienti del divertimento che evocano il mondo favoloso di una società gaudente e spensierata, magicamente raccontata da Francis Scott Fitzgerald nei suoi libri Il grande Gatsby e Tenera è la notte. È anche possibile seguire le pulsioni vissute dai due partners osservando le loro figure durante il ballo del tango, che l'autore descrive con grande perizia: «E così si muovevano entrambi, con incontri e allontanamenti, torsioni del busco calcolate, intenzioni reciproche che consentivano di scivolare con naturalezza sulla pista»; e ancora conoscere, insieme ai profumi, i gioielli, le acconciature, le macchine sportive e le danze praticate nelle diverse epoche, di cui l'autore fornisce una ricca tipologia: il tango, il valzer, lo slow fox, il camel trot, lo shimmy, il black bottom ecc.
La cronaca del romanzo parte da un futile motivo, la scommessa - come nella commedia del Don Giovanni - lanciata dal compositore Armando de Troey contro il bolero di Ravel, a cui oppone un nuovo ballo che dà il titolo al libro: il Tango della Vecchia Guardia. In effetti la sfida si configura come il vero leitmotiv del libro, la cui storia termina non a caso con una gara di scacchi. Mossa da tale spinta, la narrazione procede fluida, allineando l'incontro sul Cap Polonio e nei bassifondi tangueros di Buenos Aires con il racconto sulla Costa Azzurra e quello dell'albergo di Sorrento. L'alternanza dei verbi - il presente e il passato - crea una lieve sfasatura temporale che traduce la dolente consapevolezza dello scorrere degli anni e della giovinezza perduta, e dove i capitoli sono grandi affreschi che illustrano la vita mondana prima e dopo l'evento bellico, sui quali gravita un senso di malinconia che invade la trama del racconto. Il lettore partecipa ai continui cambi di scena, conosce i nuovi personaggi, vive le intricate vicende poliziesche, come accade nell'episodio della riviera francese dove prende parte alla preparazione del furto delle lettere del conte Ciano sulla guerra civile spagnola, custodite segretamente da un banchiere.
Alla fine i due amanti si ritrovano nella hall dell'albergo di Sorrento: Max, che vive di espedienti, ha 64 anni; Mecha ha cambiato due mariti e ora assiste il figlio Keller nella gara di scacchi contro il campione del mondo, il russo Sokolov. Possiamo dire che è passata la vita - «La vie est brève», recita il capitolo 8 -, anche se i due continuano a ricordare i momenti della lontana giovinezza. Le pagine dedicate a Sorrento, Napoli, Capri, Pompei e il suggestivo paesaggio campano, sono anch'esse segnate dalla nota musicale con i motivi dell'epoca cantati da Patty Pravo, Gianni Morandi, Rita Pavone e le note struggenti di Resta cu'mme del grande Modugno; ma è anche il ritorno del tango che di nuovo furoreggia sulle piste da ballo mentre intorno scorrono intensi quadri di vita italiana che credevamo aver dimenticato.
Il tango della Vecchia Guardia è insomma una ricca, sfarzosa enciclopedia che riunisce avventure, passioni e solitudini, in cui l'autore esplora con occhio cinematografico la tumultuosa esistenza di due amanti in un contesto sociale romantico e decadente. Con la sua scrittura fluida e lucida, Arturo Pérez-Reverte riesce come pochi a farci rivivere, con tutte le sue luci ed ombre, il grande fascino della Belle époque che il romanzo prolunga fino a lambire i nostri giorni.