"Tra zombie e serial-killer realtà peggio della fiction"

Assassini che amputano arti alle vittime, il boom della "droga Zombie"... Un maestro del brivido spiega perché la cronaca ormai fa concorrenza alla fantasia

Pietrasanta (Lucca) - Per uno di quegli inediti accostamenti che solo ai Festival accadono, mentre Paolo Giordano sul palco di piazza Duomo a Pietrasanta, in occasione di «Anteprime», legge alcune cruente pagine del suo secondo romanzo, che uscirà a ottobre col titolo Il corpo umano, tra «schizzi di sangue» e voglia di «farli secchi», Joe Lansdale, uno che di pagine cruente se ne intende, si beve un latte macchiato al bar accanto. Presenta in anteprima quello che negli Usa è già stato giudicato il suo miglior romanzo, Acqua buia (in uscita martedì 12 da Einaudi), road thriller ambientato nel Texas anni Trenta in cui tre adolescenti fuggono a Hollywood con i soldi trovati grazie a una «mappa del tesoro» lasciata dall’amica May Linn, 16 anni, annegata nel fiume con i piedi legati a una macchina da cucire.
Fuori da questa piazza affollata, incalza la cronaca nera surreale: a Berlino si cattura il pornostar killer canadese Luka Rocco Magnotta, che invia i pezzi delle sue vittime per posta alle scuole di Vancouver. Uno dei protagonisti di Acqua buia, Skunk, vive nei boschi e taglia le mani alle sue vittime. Ma Lansdale è ignaro di questo show-crime reale: «È una cosa davvero strana, non ne sapevo niente. Ma c’è già dentro un intero libro».
La realtà ha già superato persino il suo Skunk...
«Skunk è un personaggio mitologico, rappresenta “Il Diavolo”. Anche se la parte in cui nel romanzo racconto i motivi che lo hanno fatto diventare Skunk è una storia vera, o così mi è stata raccontata: quando era bambino, sua madre ha cercato di annegarlo. Uno degli aspetti che cerco nella mia fiction è il punto di incontro tra realtà e non realtà. Ed è proprio qui che i miei lettori si confondono: spesso mi dicono “Bella questa storia, ma come l’ha inventata?” E invece era vera».
Anche il cadavere annegato della ragazzina all’inizio di Acqua buia nasce da una storia vera...
«Avevo 23 anni, andavo a lavorare, di mattina presto, e ho visto un camion rovesciato sotto un ponte, nel fiume. La notte prima c’era stata un’inondazione. Sono sceso dalla macchina e ho visto il corpo. Non lo dimenticherò mai».
Invece l’ultima follia americana, la «droga degli Zombie», che scatena aggressioni cannibali, sembra fiction.
«E però l’idea che qualcuno cerchi di mangiarti la faccia, spaventerebbe chiunque...».
Pensa che anche i criminali siano alla ricerca di un’estetica del delitto sempre più scioccante a uso dei media?
«Se intende dire che i media influenzano l’istinto criminale, assolutamente no. Anzi, film, romanzi, scene omicide potrebbero addirittura avere un effetto preventivo. Ma credo che chi già possiede un’inclinazione al delitto, e parliamo di chi uccide per piacere, “scelga” di essere influenzato dalle narrazioni nere. L’omicida ha il gusto per la scena, da sempre: di certo Jack lo Squartatore leggeva tutti gli articoli di giornale che parlavano di lui».
La cronaca sta diventando sempre più protagonista, intrigante quanto la fiction.
«Può essere una delle forme narrative del presente. Ma più si cerca di scoprire la verità sui delitti reali, più l’immaginazione prende il sopravvento e si moltiplicano le versioni possibili».
A lei la cronaca ispira storie?
«Non sempre. A volte mi ispirano le news, a volte basta una frase che ho sentito per caso, per strada. I miei romanzi sono un tentativo di capire l’umanità per capire se stessi: qualsiasi crimine commesso da altri è anche dentro di te. Non significa che siamo tutti criminali. Ma il fatto che abbiamo paura è un punto di contatto: significa che a un certo livello comprendiamo quel delitto».
Ma la sua più grande paura qual è?
«La gente. Apprezzo gli individui, ma la potenziale forza bruta della massa, spinta magari dalla religione o dalla politica, mi terrorizza. Come un toro inarrestabile. E poi mi fa paura il mio editor: mi tortura per avere al più presto il prossimo romanzo».
Ci anticipi qualcosa.
«Ne ho scritto un terzo, tra Roma e Pietrasanta, anche se non è ambientato in Italia. Il titolo potrebbe essere Tutto brilla nella grandine. Omicidi, rapimenti e vendetta. Un protagonista e un antagonista forti. E un personaggio femminile. Non sarà cattiva, ma nemmeno così carina come la Sue Ellen di Acqua buia».
Commenti

Giacinto49

Dom, 10/06/2012 - 20:33

"Se intende dire che i media influenzano l’istinto criminale, assolutamente no". Per niente tranquillizzato dal questo parere "competente", considerato anche l'aumentato consumo di stupefacenti ed alcolici a tutte le età, spero almeno che non si finanzino con soldi pubblici queste "opere d'arte".