Cunego: quei sette secondi da sei meno meno

di Damiano Cuneg

Poteva andare meglio, ma alla fine va bene così. Certo, sarebbe stato molto meglio tagliare il traguardo con lo stesso distacco di Valverde, invece ho lasciato per strada sette secondi, che non sono tanti, ma nemmeno pochissimi. Diciamo che ci devo dormire su e pensare solo che questa è l’università del ciclismo e che oggi altro non era che il primo giorno di scuola. Il problema è che fino a ieri mattina tutti sembravano ben disposti, amici, poi, appena la corsa è scattata, eccoci ritrovati tutti a ricoprire il nostro ruolo di atleti e, soprattutto, di atleti al Tour de France. Qui non c’è nulla di scontato, qui non si può sbagliare nulla.
Io ho pagato un pochino il cambio di ritmo, qualche ingorgo in mezzo al gruppo (tanti si sono piantati e non andavano più su) ma non sono per nulla preoccupato. Primo giorno di scuola con verifica annessa. Penso di aver rimediato un sei meno meno. Pazienza, c’è tempo per rimediare. Tappa nervosa, tappa ventosa. Niente pioggia, qualche caduta. Tagliato il traguardo sono stato preso in consegna da un «tutor», che qui al Tour ha il compito di non perderti di vista. Vai a pulirti il viso, a toglierti le scarpe, a posare la bicicletta e bere qualcosa dopo una tappa lunga e difficile? Bene, lui ti segue come un’ ombra. Come compito ha quello di non perder mai «il contatto visivo» con l’atleta che a lui è stato assegnato. Con lui sono andato a fare il controllo antidoping. Con me c’era anche Alessandro Ballan, a sua volta seguito da un altro «tutor», anch’esso deputato a non perdere di vista Ballan: tutti osservati speciali.
Fatto il controllo, tutti in macchina, verso Vannes, dove ieri sera alloggiavamo. Un colpo di telefono a Margherita, a mamma e papà. Alle 19 i massaggi sotto le mani forti e delicate di Umberto Inselvini e dopo 50 minuti rilassanti, accompagnati da musica ad hoc, la cena. Poi tutti sul motorhome per fare due chiacchiere, prima di ritirarci in camera. La buona notte alle mie donne (Margherita e Ludovica) e un buon sonno. È stata una buona giornata: però, quei sette secondi...