Cunego: quest’anno il Tour ve lo racconto io

Parte oggi da Brest la rincorsa del capitano della Lampre alla maglia gialla: ai lettori del &quot;Giornale&quot; racconterà ogni giorno la sua sfida più difficil.<br />
<a href="/a.pic1?ID=273892" target="_blank"><strong>Ai francesi chiedo: &quot;E se vince Valverde?&quot;
</strong></a>

Damiano Cunego

Cari lettori del Giornale,
quest’anno vi racconterò per tre settimane il mio Tour de France. Ve lo racconterò dalle viscere della corsa più importante del mondo, la più ambita, temuta e stressante: la più corsa di tutte. Sia ben chiaro: il Giro d’Italia è pur sempre una grandissima gara: io l’ho vinta quattro anni fa, e non potete immaginare la gioia che ho provato nel vestire la maglia rosa a Milano. Ma il Tour è la mamma di tutte le corse.
Il mio Tour è cominciato martedì, quando ho salutato mia moglie Margherita e la piccola Ludovica per andare a dormire in Franciacorta. Da Orio al Serio mercoledì mattina, alle 7.45, mi sono imbarcato per Parigi con Guido Bontempi, mio direttore sportivo, e Paolo Tiralongo, mio compagno di squadra. Lì, poi, ci siamo trovati con tutto il resto della squadra e del personale, e siamo volati verso Brest, da dove parte oggi la gara. Con il pullman ci siamo trasferiti a Lampaul-Guimiliau, un paesino di duemila anime, dove l’organizzazione del Tour ci ha riservato l’albergo: l’Hostellerie des Enclos. Un piccolo albergo, pulito e tranquillo, solo un po’ umido, tanto è vero che io mi sono fatto subito portare in camera una piccola stufetta. In una corsa a tappe, il vero problema è non cadere mai, riposare bene e non ammalarsi. Sembra facile, ma non lo è.
Tre settimane in giro per la Francia, in posticini piccoli e sconosciuti: dove l’organizzazione ti manda, ci si deve andare. Possono essere anche dei piccolissimi Logis o dei Campanile: non ci si può opporre. Non è più come ai tempi dei mitici Goddet e Levitan, dove i corridori dormivano tutti assieme in enormi stanzoni di scuole o conventi, ma anche noi dobbiamo superare le nostre belle prove di resistenza: anche i trasferimenti e gli alberghi, alla fine restano nelle gambe e fanno selezione. In questi tre giorni di Francia abbiamo comunque già preso tanto freddo e tanta pioggia. Le nuvole corrono veloci e velocemente cambia anche lo scenario: sole, vento e pioggia, poi ancora sole. Giovedì poi c’è stata la presentazione del Tour: una grande emozione, davanti ad una moltitudine di appassionati. Christian Preudhomme, il direttore del Tour, ci ha catechizzato tutti e ci ha ricordato che il mondo ci guarda.
In questo Tour farò coppia fissa con Marco Marzano. Sarà lui il mio compagno di stanza. Controfigura di Marco Pantani nella fiction televisiva, Marco è un ragazzo tranquillo, riservato e silenzioso: per questo la stanza la divido con lui. Io sono un tipo particolare: amo stare molto per i fatti miei. Cosa faccio? Cerco di rilassarmi il più possibile. Quindi sento Margherita e Ludovica, le mie donne. E poi mi isolo con il mio mp3. Musica a manetta: Doors e Who i miei preferiti. Oggi si parte, dalla Bretagna, dove ci resteremo per tre giorni. Via alle 12.30, da Brest: sulla schiena ho il numero 71. L’arrivo a Plumelec, altro piccolo paesino con alta densità di passione ciclistica. Agli esperti dico che inforcherò la mia nuova Wilier Triestina modello Cento 1, con geometrie leggermente modificate e la forcella dritta, realizzata dall’azienda della famiglia Gastaldello proprio per questo Tour de France. Sarà lei la mia compagna di viaggio.
Oggi sarà una tappa nervosa con arrivo in leggera salita: gli ultimi 1300 metri hanno anche punte del 6%. È un buon trampolino di lancio per corridori scattanti. Sarebbe anche una tappa adattissima al sottoscritto. Io non dico nulla. Preferisco scriverlo: ci proverò. E domani ve lo racconterò.