Cunego sconfigge Simoni e gli fa il gesto dell’ombrello

Lo spagnolo Valverde vince la Freccia Vallone. Nuova delusione per gli italiani al Nord: Di Luca il migliore, ma è soltanto sesto

Pier Augusto Stagi

Tre indiziati, una prova. Tom Boonen alla Roubaix, Frank Schleck all'Amstel e Alejandro Valverde, ieri, alla Freccia Vallone. Tre corridori: un belga, un lussemburghese, uno spagnolo. Una sola data di nascita: 1980. Il ciclismo si rinnova e trova nuovi volti, nuove storie, nuovi protagonisti. L'Italia del pedale, però, in queste classiche di inizio stagione non sorride più di tanto e fatica a trovare motivi per farlo. Primi a Sanremo con la zampata di Filippo Pozzato (ragazzo dell'81), ha solo rimediato sonore batoste sulle strade del Nord. Ci resta solo la «Doyenne» domenica prossima, la Liegi-Bastogne-Liegi: Bettini, Di Luca, Garzelli, Basso e Paolini promettono battaglia, speriamo bene.
Ad ogni buon conto, anche la Freccia Vallone parla forestiero, e dopo tre anni torna a parlare spagnolo. Nel 2003 era stata la volta di Igor Astarloa, ieri di Alejandro Valverde, astro nascente del ciclismo spagnolo, che sta crescendo lentamente sotto lo sguardo attento di Miguel Echevarri, colui che scoprì Miguel Indurain, e che considera Alejandro il suo degno erede. «Miguel sappiamo quello che è stato, Alejandro deve ancora dimostrare tutto - dice il saggio Echevarri -. Sulla carta Alejandro potrebbe essere anche meglio di Miguel. Lui è un corridore che può ben figurare in tutte le corse: sia nelle prove in linea che nelle corse a tappe. Però non dimentichiamoci quello che seppe fare Indurain: uno che sa vincere cinque Tour consecutivi e due Giri, non si trova tanto facilmente».
Sul Muro di Huy, autentico monumento al ciclismo del Nord, lo spagnolo ha preceduto il connazionale Samuel Sanchez e l'olandese Karsten Kroon. Il migliore degli italiani è stato Danilo Di Luca, che lo scorso anno seppe vincere e stavolta, alla prima apparizione in una grande classica, ci è dovuto accontentare di un incoraggiante piazzamento, soprattutto in chiave Liegi, soprattutto in chiave Giro. «Ho avuto buone sensazioni in corsa - ha detto il capitano della Liquigas - e sono molto fiducioso per la corsa di domenica a Liegi: so di potermi giocare le mie carte. Poi spazio al Giro d'Italia, il mio grande obiettivo stagionale». Tra i protagonisti di giornata anche Bettini, Basso, Bertagnolli e Marzoli, giunti nel gruppetto dei migliori ai piedi del Muro di Huy.
Dalle Ardenne al Trentino. Dalla Freccia al Giro del Trentino, dove il veronese Damiano Cunego (classe '81) ha vinto in volata la seconda tappa, da Castello Tesino a Cles. Il portacolori della Lampre (alla quarta vittoria stagionale) ha regolato un gruppetto ristretto composto da sette corridori tra i quali Simoni e subito dopo il traguardo ha rivolto il classico gesto dell’ombrello all’eterno rivale. In virtù del gioco degli abbuoni, Damiano Cunego ha vestito anche la maglia di leader del Giro del Trentino (secondo Luca Mazzanti a 4", terzo Eddy Ratti a 8", ndr). Oggi terza tappa Romeno-Tione di Trento, 168.8 chilometri con un gran premio della montagna.