Cunego sfiora l’Alpe d’Huez: «Ma un giorno vincerò il Tour»

A due km dal traguardo, il veronese non riesce a reggere il ritmo del lussemburghese

Pier Augusto Stagi

È qui per imparare, ma la strada che conduce nell’olimpo del ciclismo l’ha trovata subito. Non c’è arrivato da solo Damiano Cunego, si è fatto precedere di una manciata di secondi dal lussemburghese Franck Schleck, un ragazzetto di belle speranze che quest’anno tra le altre cose e tra le altre corse, si è aggiudicato anche l’Amstel Gold Race: la classica degli olandesi. Ieri il corridore del piccolo Gran Ducato si è imposto nella tappa più classica del Tour de France. L’Alpe, anche se non presa d’assalto come al solito da tifosi e turisti, ha premiato due volti emergenti del ciclismo mondiale: uno di 26 anni compiuti (Schleck), l’altro 25 da compiere a settembre (Cunego). Uno ancora tutto da scoprire, l’altro da riscoprire. Dopo giorni di sberle in faccia, e qualche piccola boccata d’aria arrivate dai piazzamenti d’onore di Bennati, Ballan e Commesso, ecco l’ennesimo piazzamento targato Lampre che vale quanto una vittoria. Alle spalle del lussemburghese cresciuto ciclisticamente in Italia alla De Nardi di Enrico Zanardo, ecco Damiano Cunego, che a due chilometri dal traguardo non regge la progressione del corridore Csc e taglia il traguardo con una decina di secondi di distacco. Bella prova, però, quella del veronese nella tappa più prestigiosa di questo Tour. Bella prova per questo ragazzo prodigio che due anni fa vinse il Giro e tutto quanto di più bello c’era da vincere, per poi perdersi l’anno scorso.
Quest’anno Cunego è tornato a vincere (sei vittorie stagionali) e a convincere. Buono il suo quarto posto al Giro, buonissimo fino a questo momento il suo primo Tour de France. È vero, nella generale è ventiseiesimo a oltre quindici minuti dalla maglia gialla Landis, ma il veronese sta mostrando segni di buona salute: sta chiudendo in crescendo la sua terza settimana di corsa. Buona giornata per il ciclismo italiano, dicevamo. Bene anche Eddy Mazzoleni, ottavo sul traguardo più ambito, che nel finale si è sacrificato per esigenze di squadra (T-Mobile) quando era al comando della corsa proprio con Cunego e Schleck. Bene anche Stefano Garzelli, per lui un terzo posto di prestigio, che non lo ripaga dello sforzo fatto, ma certamente lo incoraggia.
Tornando alla corsa, Cunego va in fuga intorno al km 30 di una tappa durissima, in compagnia di altri 24 corridori. All’attacco dell’Alpe d’Huez il veronese e Schleck impostano un passo che è troppo sostenuto per tutti gli altri. Nel gruppo dei favoriti Landis e Kloden fanno il diavolo a quattro: si staccano Menchov, Evans e Sastre, fatica la maglia gialla Pereiro: alla fine dovrà cederla a Landis. Poi l’acuto di Schleck, a due chilometri e mezzo. Scatta e per Cunego c’è la seconda moneta, che gli vale almeno il «bravò» del pubblico francese. «Bravo è chi vince – dice il veronese -, non chi arriva secondo. Comunque ci voglio riprovare: abbiamo davanti altre due tappe alpine e io punterò ancora alla vittoria. Questa corsa mi piace, questo pubblico mi esalta. Un giorno lo so, non verrò solo per vincere sull’Alpe, ma io ci verrò per vincere il Tour». Felice, e non potrebbe essere altrimenti, il lussemburghese volante. «Oggi ho realizzato il sogno della mia vita – ha detto Schleck -. Dedico questa vittoria alla mia famiglia, a Martine, la mia compagna, a Zabriskie, Voigt, e Sastre. A tutti i miei compagni». Nessun cenno a Basso. In casa Csc negano, ma l’ordine è arrivato: guai a chi parla del varesino, che intanto si allena, aspetta notizie dalla Procura del Coni, e ha già pronte le valigie. La Discovery di Armstrong lo aspetta a braccia aperte.