Cunego si prende l’Amstel Gold Race

Dopo due Giri di Lombardia, il ciclista vince (da pronostico) la corsa della birra d’Olanda,
indicatore di forma e condizione d’eccellenza per ambire alla corsa più
importante di tutte: la Liegi-Bastogne-Liegi, in programma domenica
prossima

Amsterdam - È un corridore da grandi Giri, ecco perché quest’anno punterà tutto sulla corsa a tappe più importante del mondo: il Tour de France. È un corridore da grandi Giri, ma non disdegna le grandi classiche di un giorno, purché siano «corse monumento». Quindi, dopo due Giri di Lombardia (con la Liegi le corse più dure e selettive al mondo), ecco l’Amstel Gold Race, la corsa della birra, la classica monumento meno monumento di tutte, ma la più classica d’Olanda, indicatore di forma e condizione d’eccellenza per ambire alla corsa più importante di tutte: la Liegi-Bastogne-Liegi, in programma domenica prossima.

Una vittoria annunciata e ottenuta con apparente facilità al termine di una condotta di gara esemplare da parte della squadra guidata da Guido Bontempi (la Lampre: bravissimi Alessandro Ballan, Spilak, Righi e Tiralongo) e rifinita con una lucidità felina nelle battute conclusive, qualità propria di Damiano Cunego.

Il veronese voleva e vuole una grande primavera. Voleva e vuole l’Amstel, la Freccia e la Liegi. «È un tris da sogno, nel 2004 lo ottenne Rebellin – ha spiegato sereno e soddisfatto come poche volte l’abbiamo visto il Piccolo Principe -: non è facile, ma provarci non costa nulla. Cosa posso dire? Ho certamente iniziato con il piede giusto. Sono uscito dal Giro dei Paesi Baschi con una vittoria di tappa e una buonissima condizione. Ho vinto sempre in Spagna il Gp Primavera davanti a Valverde e in quell’occasione ho capito che la mia condizione era quella giusta per poter ambire ad una grande settimana, sia qui in Olanda che sulle strade delle Ardenne in Belgio».
Cunego Principe del Limburgo, si impone con autorità e autorevolezza sul duca del Lussemburgo Franck Schleck, bravissimo a lanciare il guanto di sfida quando all’arrivo mancano venti chilometri e restano al comando in otto. Bravissimo a lanciare l’ultimo acuto sullo strappo finale del Cauberg, e al quale resiste il solo corridore veronese.

«Sapevo che Franck avrebbe provato sul Cauberg, una progressione rabbiosa e disperata per poter sperare in un arrivo solitario – racconta il veronese alla sua 36ª vittoria in carriera, e alla sua terza corsa Monumento da aggiungere al Giro d’Italia e ai tre Giri del Trentino -. Io mi sono limitato a rispondergli bene e in maniera tempestiva e poi a 150 metri dal traguardo l’ho superato abbastanza agevolmente».

Terzo lo spagnolo Alejandro Valverde, quarto Davide Rebellin, quinto il beniamino di casa, l'olandese Thomas Dekker. «Non riesco ancora a crederci. Credo che alla base di tutto - ha proseguito il veronese - ci debba essere serenità e voglia di credere in quello che si sta facendo. Perché non corro il Giro? Perché sento di fare meglio al Tour. Prima però voglio una grande primavera. Ho iniziato con il piede giusto qui nel Limburgo olandese e ora spero di coronare il mio sogno in Belgio. A me però basterebbe vincere domenica la Liegi: la corsa dei campioni; la corsa dei miei sogni».