Cuneo come Amsterdam: quartiere a luci rosse con le donne in vetrina

Nel salotto buono della città sesso in vendita a prezzi modici. Le chiamano &quot;bambole viventi&quot;. <strong><a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=61">Quartieri a luci rosse: sei d'accordo? VOTA</a></strong>

Cuneo - Lo chiamano il quartiere delle «Puta in vetrina», è il cuore a luci rosse che pulsa nel centro storico della riservata e laboriosa città di Cuneo. Quattro vie che si incrociano, all'ombra dell'antico palazzo municipale e a pochi passi da piazza Galimberti, il salotto buono della borghesia. Assomiglia a quartieri a luci rosse di Amsterdam. Tra case dai muri scrostati e panni stesi, si affacciano sulle viuzze strette grandi portefinestre dietro le quali sorridono ammiccanti donne con la gonna troppo corta per la loro età, comodamente sedute in poltrona. Qualcuna fuma, altre guardano la televisione. Tutte attendono un cliente che scelga a che porta bussare, dopo aver sbirciato in quelle che a Cuneo si chiamano le «vetrine di bambole viventi». Bambole dal trucco pesante per nascondere le rughe, capelli color platino per contrastare l'età che avanza. Perché fare quella vita da trent'anni lascia sul viso segni indelebili.

Quando un cliente varca la soglia della piccola stanza, quasi totalmente occupata da un letto perfettamente in ordine e un comodino sul quale non manca mai una scatola di preservativi, sulla vetrina cala una tenda. Un sipario che indica - contrariamente a quanto accade a teatro - che lo spettacolo è appena cominciato. Non c'è orario per questo tipo di piacere «prêt-à-porter», non è necessario neppure prenotarsi con una telefonata. Basta percorrere la strada a piedi o in macchina, guardare e scegliere. Il quadrilatero del sesso è nato alla fine degli anni '70, quando una decina di ragazze, alcune delle quali appena maggiorenni, decidono di andarsene dalla strada per «sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine», come spiega Giulia, che da allora quel lavoro non lo ha più abbandonato. Tra via Dronero e via Busca, via Santa Croce e via Vaschetto, sorge così il quartiere a luci rosse che resiste nonostante i controlli della polizia, le multe e i divieti di transito. Ed oggi è ancora lì, diverso da trent'anni fa ma sempre lì.

E se la scelta dietro le vetrine è meno numerosa di un tempo, certamente è più variegata: accanto alla porta delle ultra quarantenni di Cuneo, siede la ragazza del Kenya e poco più in là due trans brasiliani. La differenza tra loro è anche nel prezzo: più cari i transessuali, la cui tariffa arriva fino ai 100 euro, meno di trenta euro, invece, per il piacere che arriva dall'Africa. Per le veterane, invece, un prezzo concordato: 50 euro. Nel quadrilatero a luci rosse c'è sempre un via vai di curiosi, clienti, ragazze che cercano una nuova sistemazione. Passeggiano con calma, come se si trovassero lì per caso e abbassano lo sguardo o fanno finta di telefonare, se incontrano qualcuno. Il giorno più caotico è il martedì quando - con la scusa di fare acquisti al mercato - arrivano nuovi clienti dalle vallate. A volte a mezzogiorno c'è già chi, soddisfatta per come sono andati gli affari, chiude la tenda fino al giorno dopo. «I contadini che venivano a vendere il bestiame sono stati la nostra fortuna - ricorda Maria, una delle veterane della vetrina - quando hanno spostato il foro boario per noi è stato un dramma».

Oggi le piccole ragazze prosperose del Sud hanno ceduto il passo alle straniere, soprattutto di origine africana. «Quelle non le sopporto - spiega Giulia indicando la porta vetrata delle vicine di casa -. Prendono la metà di noi, fanno sesso non protetto, sono indiscrete e maleducate». Lei e altre cinque che ancora mostrano in vetrina una bellezza ormai sfiorita, sono tra quelle che hanno fondato il quadrilatero dell'amore ma tra qualche anno lasceranno le loro piccole stanze e si trasformeranno in nonne a tempo pieno.