Cuochi, chef e gourmet: va in onda l’inganno dei manicaretti virtuali

Se davvero la televisione riflettesse il mondo e la società che la esprimono, dovremmo aggiungere alle numerose virtù che qualificano gli italiani un popolo di santi, navigatori, poeti eccetera, quella di mangioni. Chi ha la possibilità e la pazienza di guardare la nostra televisione soprattutto nelle ore antimeridiane vede straripare su tutte le reti, nessuna esclusa, programmi gastronomici con cuochi in uniforme che preparano manicaretti talvolta complicati e costosi, con la compiacente introduzione e l’entusiastico commento di presentatrici talvolta così belle da distrarre il telespettatore dalle delizie del palato. Alla moda della cucina in tv senza nemmeno freni dietetici fanno i supplementi che anche i più importanti organi di stampa hanno preso a offrire ai loro lettori, dedicandoli a tutte le regioni d’Italia, a tutte le specialità tradizionali e innovative. Tutto questo costituisce un suadente ostacolo alla lotta contro l’obesità programmata o programmabile dal ministero della Sanità. Per fortuna, essendo gli italiani ridotti, secondo alcuni, alla fame nera dal governo ladro, la luculliana opulenza mostrata sul piccolo schermo è del tutto virtuale. Basti pensare che persino un autorevole leader politico come l’onorevole Rutelli è stato costretto a nutrirsi di pane e cicoria. E io mi rivedo ragazzo all’uscita di scuola incantarmi davanti a un muratore, di quelli con la bustina di carta da giornale in testa, mangiare una pagnotta imbottita di cicoria con tanto gusto da farmi venire l’acquolina in bocca e da farmi sembrare insipida la minestra calda preparatami da mia madre. Non credo però che proverei la stessa ammirazione invidiosetta allo spettacolo dell’onorevole Rutelli che mangia pane e cicoria, anche perché lui la mangia solo metaforicamente e la metafora si sa è invisibile, a volte anzi inesistente.
I miracoli dei manicaretti variopinti, preparati e dosati meticolosamente, sono fatti solo per essere visti, non esistono. Noi morti di fame dobbiamo contentarci di mangiarceli con gli occhi. Del resto anche nel Lazzarillo de Tormes della letteratura picaresca spagnola, un ragazzo poverissimo sgranocchiava il tozzo di pane raffermo rinvenuto tra i rifiuti accompagnandolo al fumo odoroso dei comignoli dei ricchi come companatico. Pane e fumo, insomma. Scherzi (per modo di dire) a parte, questo eccesso di esibizione culinaria in tv è in un certo senso un’offesa alla decorosa modestia di tante mense in cui si mangia davvero pane e cicoria. Gli strateghi della televisione soprattutto quella più obbligata di Stato, i quali sprecano ingegno e perizia per buttare ohimé tutto in politica, dovrebbero domandarsi se diseducativa, insieme con la violenza e il pettegolezzo impudico, sia la continua proposta di modelli di vita seducenti ma fuorvianti.