IL CUORE DEI LETTORI

Sono felice. Felice di non essere iscritto a un sindacato dei giornalisti che considera servi coloro che non fanno sciopero, come emerge da un agghiacciante comunicato firmato dal comitato di redazione del Secolo XIX e dall’Associazione ligure dei giornalisti e pubblicato sul Secolo di venerdì, in cui si leggeva testualmente: «La sostanza di questa vertenza è che una stampa libera può esistere solo se i giornalisti sono liberi e non ricattabili. Ma giornalisti ridotti al precariato e al sotto-lavoro producono giornali brutti, anche se imbellettati e colorati. Giornalisti “a basso costo” sono destinati a confezionare giornali di bassa qualità. Giornalisti privati perfino delle garanzie previdenziali possono fare solo giornali impauriti e servili oppure adibiti a grancassa di qualche potere o contropotere. Probabilmente, di questi giornali ne troverete qualcuno in edicola anche nei giorni di sciopero. Lì la libertà, se mai è esistita, è finita da tempo. Sarebbe un atto di dignità e di igiene civica se i lettori, nei giorni di sciopero, i giornali “crumiri” li lasciassero in edicola».
Vi risparmio il resto. Ma, se permettete, questa roba mi fa un po’ ribrezzo. Personalmente, mi ritengo un uomo libero, cerco sempre di esserlo, e se non li ho querelati, è perchè ritengo che il dialogo, il dibattito, il ragionamento, siano sempre migliori delle vie giudiziarie. Ma, con tutta la buona volontà, nonostante il Giornale sia stato regolarmente in edicola, non riesco proprio a vedere l’identikit tracciato dal Cdr del Secolo e dal sindacato ligure dei giornalisti - con il quale pure abbiamo combattuto alcune battaglie insieme e altre ne combatteremo - come corrispondente al nostro. Anzi, se ci sono giornali impauriti e servili, invito i colleghi a cercarli altrove.
Anzi, visto che sono abituati a fare liste di bravi e cattivi, risparmio loro un po’ di lavoro e ricordo, in rigoroso ordine alfabetico, i nomi dei colleghi che erano in redazione con me venerdì e sabato: Monica Bottino, Rino Di Stefano, Diego Pistacchi, Piero Pizzillo, Ferruccio Repetti, Paola Setti e Marina Sirtori. Tutti gli organici a disposizione, tranne uno che era in ferie già programmate da tempo.
Sono felice che il Giornale sia stato in edicola. Sono felice che abbiamo raccontato la storia di Maria e sono felice di come l’abbiamo raccontata. Anzi, ringrazio pubblicamente il nostro caporedattore delle cronache Raffaele Leone e il direttore Maurizio Belpietro che ci hanno creduto da subito e, come sempre, ci hanno lasciato la massima libertà di dire e di urlare quello che pensavamo. Grazie a un grande gruppo di uomini, prima ancora che di giornalisti. E sono felice, una volta di più, di avere lettori come voi.
Ci avete tempestato di lettere, telefonate, fax, e-mail per dirci che anche voi siete con il cuore e non con la legge, con l’amore e non con i cavilli da azzeccagarbugli. Ho scritto mille volte che siamo una famiglia. Ecco, con Maria, lo siamo di più.
Le vostre parole, le vostre emozioni, il vostro calore, sono la migliore risposta a qualsiasi polemica e a qualsiasi miseria. Per voi, ci saremo sempre.