Il cuore dell’ex Birmania trapiantato nella giungla

Hanno nascosto la capitale nella giungla per sentirsi al sicuro da qualsiasi pericolo. Pyinmana, nuovo centro amministrativo e cuore dell’ex Birmania, abita qui in una zona isolata e montagnosa a 500 chilometri dalla vecchia Yangon. Da soli sei mesi. Ufficialmente perché è al centro del Paese, da qui si accede più facilmente a tutte le altre regioni. Capitale un po’ strana. Certo ha piste aeree, ospedali, hotel a cinque stelle. Ma anche e soprattutto bunker. Chilometri e chilometri di tunnel sotterranei. Spiegano che la nuova capitale serve a garantire al governo militare una maggiore segretezza, che le contestazioni al regime non metteranno mai in pericolo la sicurezza, che è l’ideale per mettersi al sicuro da un’invasione degli Stati Uniti, feroci oppositori della dittatura militare dell'ex Birmania dal 1962, che a dire la verità sono solo i generali ad aspettarsi. È vero però che si trova vicinissima agli Stati ribelli contro i quali l’esercito combatte da sempre con alterna fortuna. Ma i motivi veri potrebbero essere altri. Qualcuno fa un’ipotesi romantica: i leader militari hanno voluto Pyinmana per imitare gli antichi re birmani che innalzavano, su consiglio di indovini, nuove città e palazzi. Altri più cinici dicono che la ragione è il timore di un attacco americano ai siti nucleari iraniani che provocherebbe, attraverso la complicità dei monsoni, pioggie radioattive su Yangon, la vecchia capitale. Per questo in soli due giorni migliaia di governativi sono stati spostati in montagna, quasi una fuga di massa. Yangon resta il centro commerciale del Paese. Ma a comandare sono 97mila uomini perduti nella giungla.