Il "Cuore di ghiaccio" della Spagna fratricida

La guerra civile e il conflitto mondiale nel romanzo di Almudena Grandes, attraverso le vicende di due famiglie su opposte fazioni che si incontrano, all'alba del nuovo millennio, per un testamento

Il cuore che non batte più è quello di Julio, avventuriero spagnolo di grande carisma ma di poco...cuore. Il ghiaccio è tutto attorno. Attorno a un Paese in guerra, prima con se stesso, poi con gli altri; attorno a un uomo che aveva due volti e non se n'era accorto nessuno; attorno a una famiglia che si scopre lacerata quando si credeva unita; attorno a una generazione perduta dietro il sogno della libertà e a un'altra che rincorre il potere. E anche attorno a una nuova generazione, quella di oggi, che si guarda indietro verso un pezzo di storia patria, verso lo spigolo più duro dell'ultimo secolo e ne trae una considerazione che è quella del poeta Antonio Machado, abbondantemente citato in quella che resta una delle sue più celebri frasi: «Difenditi dalle domande e dalle risposte, altrimenti una delle due Spagne ti gelerà il cuore».
Rossi e neri, cioè repubblicani e franchisti. Storia della guerra civile e della bufera mondiale. Storia di spagnoli contro altri spagnoli, storia di fucilazioni e tradimenti, delazioni e denunce, vendette, ripicche e giovani quanto incolpevoli morti. Storia di ieri, angosce di sempre, riflessioni di oggi. È Almudena Grandes, l'apprezzata autrice di «Atlante di geografia umana», a guardare un passato poco condiviso dalla società spagnola. E forse solo l'attuale generazione di chi venne alla luce negli anni Sessanta può analizzarlo con la serenità di chi non si sente contagiato da scelte di campo individuali o familiari da appoggiare e sostenere, costi quel che costi. È insomma una rilettura di libertà. E arriva fino ad oggi attraversando le varie Spagne: quella della guerra civile e quella della dittatura, quella del dopo-Franco e quella del nuovo millennio.
«Cuore di ghiaccio» (Guanda, pp.1026, 20 euro) apre uno squarcio proprio su questo decennio (1936-1945) in cui la Spagna si spezza e il mondo sembra disintegrarsi attorno ad essa. Precipita in anticipo in un vortice che inghiottirà tutti:spagnoli e stranieri, stranieri che aiutano gli spagnoli, stranieri che combattono altri stranieri. E' un conflitto senza quartiere tra partiti trasversali che non si danno peso delle nazionalità, le calpestano, lemartirizzano, le comprimono, le ignorano. E Julio, l'avventuriero senza cuore, ne è l'emblema, ma non lo sa nessuno fino all'apertura del testamento. Colpo di scena perché non segna l'inizio dei litigi attorno al patrimonio, come i più scontati copioni prevedono, ma fa incontrare il ragazzo perfetto, Alvaro, con la supermanager, Raquel. Sono parenti e non lo sanno. Parte da qui il viaggio verso l'insospettabile: due famiglie sulle sponde opposte di una politica che ha separato per anni l'intera Spagna. Un avventuriero, appunto, buono per tutte le stagioni, Julio, che ha attraversato l'Europa e la guerra con passaporti di ogni nazionalità (tedesca, francese, spagnola); divise militari dei vari eserciti l'un contro l'altro armato, e il cuore delle donne più belle alle quali ha venduto speranze e illusioni per soddisfare il portafoglio.
Aveva scelto, Julio; aveva scelto fin da giovane: mai con i perdenti. Poi si era reso conto che era difficile, difficilissimo. E il rimedio era uno solo: armarsi per stare con tutti, da tutte le parti. L'aveva fatto e aveva vinto. Ma nessuno se ne era accorto. Forse neppure lui. E poi lo ha tenuto nascosto a tutti. Anche a se stesso: aveva rimosso, non voleva pensarci, non voleva ammetterlo. Non voleva e basta. La stura di tutto questo usciva da quel testamento, da quell'incontro fra Alvaro e Raquel, da quel pezzo di storia patria che gli spagnoli hanno tentato di nascondere con tanta vergogna e infinite lacrime. Quelle che avevano riempito le fosse comuni in cui erano stati sotterrati morti veri e vivi che dovevano morire, intellettuali alla Garcìa Lorca e padri di famiglia ancora giovani fuori, ma già vecchi e tristi dentro.
Lacrime di esuli, lacrime da esilio. Quelle versate da chi alimenta la nostalgia per la propria terra e l'odio per i tuoi, gli stessi che ti hanno costretto a lasciare, a partire e a guardarti indietro senza sapere se tornerai mai più. Lacrime vere sognando casa, quella vera, pur trovandosi in un'altra casa, quella finta, quella adottiva, quella dove ci si sente stranieri anche se vi si abita da anni. Lacrime che frenano la partenza dei figli, o meglio il loro sospirato ritorno, verso quel Paese abbandonato in tutta fretta quando la caccia all'uomo si era fatta dura, implacabile. Già, una delle due Spagne ti gelerà il cuore... Vincono i franchisti che hanno gelato il cuore degli uomini trucidati in nome di un'idea totalitaria, servendosi di mani straniere (italiane, tedesche e non solo). Già una delle due Spagne ti gelerà il cuore, come quella costretta alla fuga perché combattere è impossibile. Il ritiro dei repubblicani, l'esilio dei rossi, la galera dei contestatori, la fine dei socialisti. Come Julio, nato da madre rivoluzionaria, attivista e agitatrice, ma donna di grande carisma e di buona indole, figlio di un padre inetto e dedito solo all'alcol, conservatore per tradizione, bigotto per eredità, incapace per natura.
"Difenditi dalle domande e dalle risposte" scrisse Machado. Anche lui repubblicano, anche lui costretto a superare la frontiera con la Francia. Lo fece a piedi, come molti. Come la famiglia di Raquel. Come l'avventuriero Julio, che combattè ovunque tranne in Spagna. «Difenditi dalle domande e dalle risposte» scrisse Machado che, dopo aver passato il confine, morì a Collioure guardando il mare grigio e sognando l'assolata Siviglia che gli diede i natali. In tasca gli trovarono gli ultimi versi scritti, altri li aveva dovuti abbandonare con una valigia, passando la frontiera, per non farsi perquisire. Morì solo, alle porte della Spagna, la «sua» Spagna. Morì triste profeta di se stesso: «Difenditi dalle domande e dalle risposte, altrimenti una delle due Spagne ti gelerà il cuore»...