Il cuore di Milano tra mediazione e inventiva organizzata

Un viaggio alla scoperta delle ragioni storiche grazie a cui Milano ha conquistato il ruolo di capitale morale e di motore economico dell'Italia, facendosi sottrarre al contempo il ruolo di guida e di leadership politica nazionale. E' la prospettiva offerta dal libro «Il cuore di Milano. Identità e storia di una "capitale morale"», curato da Danilo Zardin e realizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà, e che sarà presentato domani alle 11 nella sede della Biblioteca Ambrosiana, alla presenza dell'assessore regionale Valentina Aprea. Quella che emerge fin dalle prime pagine del volume è l'anima originale del capoluogo lombardo, propenso, almano fino a qualche tempo fa, alle mediazioni e quanto mai lontano dagli estremismi e dallo spirito rivoluzionario che ha caratterizzato per decenni altre aree della Penisola.
Come scrive nella prefazione il ministro per i Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, lo sviluppo di Milano «non è scaturito unicamente dalla forza aggressiva delle rivendicazioni dei gruppi sociali, dei ceti e delle istituzioni». Al contrario, nella storia della Lombardia «il progresso autentico, per farsi stabile e duraturo, deve tendere a darsi un ordine, un equilibrio interno; deve essere "incivilimento"». Si spiega così il motivo per cui, sempre secondo il ministro, «la milanesità non ha mai amato le fughe avventurose verso il nuovo, l'esasperazione unilaterale dei conflitti, le illusioni di palingenesi rivoluzionarie».
Al contrario «la comunità sociale di Milano riflette le proprie propensioni alla paziente costruzione del domani». Una vocazione che è forse all'origine del paradossale destino politico della metropoli lombarda, sintetizzato da Alessandro Colombo, professore di Scienze politiche all'Università Statale: «Sulla storia della città grava il destino paradossale di avere spesso anticipato e avviato cambiamenti politici e istituzionali, ma sempre consegnato ad altri i risultati di tali innovazioni».
Ma se questo è stato il passato di Milano, quale sarà il suo futuro? A rispondere, nel volume curato da Zardin, è Giulio Sapelli, professore di Storia economica all'Università di Milano: «La crisi deve ancora abbattersi con violenza sul sistema economico italiano: l'autunno sarà il periodo più difficile per l'industria manifatturiera e per le attività a essa collegate. Ma la via per superare la crisi è distintamente dinanzi a noi. Milano è la città che, mentre ha scommesso sempre più sulla finanza, ha conservato ineditamente una polisettorialità economica virtuosa che va dal piccolo commercio alle grandi catene distributive, dalle piccole e medie imprese ai quartieri generali delle multinazionali. La metropoli è polisettoriale perché è il territorio di eccellenza dell'inventività imprenditoriale non solo individualistica, ma organizzata. Si pensi al miracolo della risposta che Malpensa ha dato all'abbandono dei voli di Alitalia con una rapidità sorprendente, sostituendo vettori con vettori grazie a una capacità di governo dell'incertezza che fa sì che nelle classifiche europee Milano sia una delle città più facilmente raggiungibili in aereo a livello continentale e mondiale».