IL CUORE DI MILANO

È un appuntamento singolare. Non solo per quel Bohuslav Martinu che non appare quasi mai nelle locandine dei concerti, ma anche perché i tre ospiti della Filarmonica della Scala giocano in famiglia. Le due pianiste Katia e Marielle Labèque sono infatti sorelle e una di loro, Katia, è la moglie di Semyon Bychkov, il direttore. Tra tutti e tre un cosmopolitismo da far girar la testa. Italo-basche nate in Francia le sorelle che risiedono a Roma. Mentre lui, il marito-cognato, nasce in Russia, è cittadino americano residente a Parigi e direttore stabile a Colonia. Semyon, un habitué del Piermarini dove ha diretto vari sinfonici oltre alla Tosca nel '97 e all'Elektra del 2006, si porge come bacchetta per tutte le orchestre del mondo. In campo sinfonico il suo cuore batte per il primo amore Šostakovic, l'inquietante cantore di Leningrado, la sua città. Sul côté operistico torna generosa la Russia, ma accostata a Verdi, Wagner, Puccini, Strauss, Mozart. Se il carattere distintivo di Bychkov, un cinquantaduenne grintoso e affascinante, non pare certo l'ovvietà, ancora meno scontata è la coppia moglie-cognata. Nate e vissute tra musica e musicisti (la madre, vicina di casa di Puccini, era allieva della mitica Marguerite Long) Katia e Marielle, un duo di ferro, vantano un repertorio che nulla trascura, da Bach a Boulez. E in più, seducenti e regolarmente teletrasmesse e mondovisionate, le due frequentano con passione anche la musica «altra». Jazz e pop, rock e elettronico, sposando il piano a tutto quanto fa arte. Prosa, cinematografia, figurativo. Estrosità e gusto della provocazione segnano le loro letture e finiscono col contagiare anche i partner. Persino, s'è appena visto, una come Viktoria Mullova, spesso in duo con Katia. Le sorelle, che hanno inciso per varie etichette, ne hanno fondata una loro, la Kml.
Il programma di lunedì (repliche il 27 e 28) apre sul boemo Bohuslav Martinu. Nel cui Novecento confluiscono echi di etnia ceca, impressionismo francese, neoclassicismo stravinskijano. Il Concerto per due pianoforti, del 1943, si impone per lo stile brillante e il sound americano del tumultuoso finale. Eine Alpensinfonie op. 64 di Richard Strauss che segue è l'ultima composizione per orchestra di ampia dimensione dell'autore. Avrebbe dovuto intitolarsi l'Anticristo, cioè la purificazione dell'uomo attraverso il culto della natura. Presentato da Strauss a Berlino nell'ottobre del 1915 il poema è preziosamente descrittivo e mostra una sbalorditiva abilità di strumentazione.