Il cuore non va dimenticato

Le nuove metodiche che aiutano il battito cardiaco non sempre sono applicate in tutti gli ospedali perché costose

Oltre 3500 cardiologi saranno a Roma dal 2 al 6 dicembre per partecipare al tredicesimo congresso mondiale in cardiostimolazione ed elettrofisiologia, e discutere dei disturbi legati all’attività elettrica del cuore. Nel 2003 il congresso quadriennale si è tenuto ad Hong Kong, nel 2011 sarà ad Atene. Sono previste oltre 1000 presentazioni, con circa 150 sessioni scientifiche e discussioni sulle principali patologie che interessano milioni di pazienti distribuiti in tutto il mondo. «Ablazione, terapia di resincronizzazione, monitoraggio remoto continuativo del paziente, sono solo alcune delle issues che verranno affrontate durante il congresso» ha ricordato il professor Massimo Santini, direttore del dipartimento di malattie cardiovascolari, dell’ospedale San Filippo Neri di Roma, già presidente dell’Associazione dei cardiologi ospedalieri italiani e segretario generale del congresso. Ma oltre alle tecniche più diffuse, il congresso di Roma focalizza l’attenzione sui diritti dei pazienti, troppo spesso posti in secondo piano rispetto alle stringenti necessità finanziarie degli ospedali.
Si calcola che a livello mondiale siano circa 25 milioni le persone che soffrono di disturbi del ritmo cardiaco. Ogni anno muoiono improvvisamente per queste patologie circa 500mila persone negli Stati Uniti ed altrettante in Europa di cui 50mila in Italia. Sono patologie molto frequenti, altamente invalidanti. Le recenti tecniche invasive di trattamento della fibrillazione atriale quali l’ablazione transcatetere, necessitano di laboratori appositamente attrezzati con speciali strumenti di mappaggio cardiaco e di operatori particolarmente esperti in modo tale da aumentarne al massimo la percentuale di successo e contemporaneamente ridurne i rischi operatori. Tali necessità rendono ineguali tra le varie regioni le possibilità di accesso dei pazienti a tale terapia. In Italia sono oltre 400 i Centri di cardiostimolazione, soprattutto presenti nel Nord Italia.
L’innovazione tecnologica degli ultimi 50 anni, precisa Gianluca Iasci, amministratore delegato della St. Jude Medical Italia società Usa con sede a Minneapolis, ha trasformato il Pacemaker da semplice generatore di impulsi ad un vero e proprio computer. Questo concentrato di tecnologia dal peso di pochi grammi è oggi in grado di monitorare quotidianamente parametri vitali del paziente e di inviarli via telefono presso il centro di Cardiostimolazione più vicino.