Il «cuore oscuro» dell’America all’Oberdan

Il rapporto fra Truman Capote e la società Usa in una mini rassegna della Cineteca Italiana

Ferruccio Gattuso

Lo sguardo impassibile e lento, nascosto dietro una pesante montatura di occhiali. Era quello di Truman Capote, genio letterario americano, ed è anche quello miracolosamente riportato in vita da Philip Seymour Hoffman, protagonista assoluto di Truman Capote - A sangue freddo, di Bennett Miller.
Un'interpretazione premiata dall'Oscar, che ha portato finalmente gloria indiscussa a un attore fino ad oggi beneficiato di applausi, ma non altrettanto di riconoscimenti. Grazie al film di Miller e alla straordinaria interpretazione di Hoffman i riflettori mediatici sono tornati ad accendersi sulla figura di Truman Capote, personaggio e artista scomodo in un'America indecisa tra l'adorazione e il fastidio per il suo modo di essere.
Lo Spazio Oberdan dedica fino al 21 maggio una mini rassegna sull'autore di A sangue freddo e Colazione da Tiffany: un «focus», quello proposto dalla Fondazione Cineteca Italiana, che propone quattro pellicole ispirate alla sua vita e alle sue opere.
Ad aprire la rassegna è stato ieri (con replica sabato 20 maggio ore 15, ingresso 5 euro) proprio il film di Bennett Miller, incentrato sul rapporto tra Capote e l'amato-odiato jet set, e sul difficile «parto» dell'opera che segnò la sua carriera, il romanzo A sangue freddo.
Dalle pagine di quel racconto-inchiesta, lo scrittore riuscì a far emergere il cuore oscuro dell'America, quella silenziosa «malattia della violenza» perfettamente simboleggiata dall'assurdo, efferato omicidio compiuto da alcuni rapinatori in una fattoria del Kansas. Giunto nella cittadina di Holcomb, Capote si scontra con un muro di diffidenza: i suoi modi da newyorchese snob e la sua omosessualità esibita ne fanno un tabù vivente.
La storia dell'omicidio di Holcomb, invece, occupa totalmente la scena in A sangue freddo di Richard Brooks (In Cold Blood, 1967, proiezione sabato 20 alle ore 19): due giovani criminali, approfittando della libertà vigilata, entrano in una casa di agricoltori e, non trovando denaro, decidono di sterminare l'intera famiglia. Il film viene proposto dalla Fondazione Cineteca Italiana in versione originale con sottotitoli.
Questa sera alle ore 19 il cartellone offre invece Truman Capote: la corruzione, il vizio e la violenza (The Glass House, 1972) di Tom Gries, ispirato al romanzo-inchiesta di Capote sulla vita carceraria in un penitenziario modello fra le montagne dello Utah: in questa struttura all'avanguardia tecnologica, con pareti di vetro per permettere una maggiore visibilità, va in scena invece un rito infernale di violenza e disumanità.
Ultimo titolo proposto - domenica 21 alle ore 15 - è la commedia agrodolce Colazione da Tiffany (Breakfast At Tiffany's, 1961) di Blake Edwards, cult movie che trasformò Audrey Hepburn - nel ruolo della giovane e superficiale Holly, innamorata dello scrittore spiantato Paul (George Peppard) - in una delle grandi dive di sempre di Hollywood. E pensare che Truman Capote, per quel ruolo, pensava all'amica Marilyn Monroe.