Al cuore si comanda eccome

C’è qualcosa di claustrofobico nelle sale sfarzose del Cremlino, dove un imperatore che ha appena conquistato Mosca è in realtà un uomo sempre più isolato dal mondo. Napoleone a Mosca (Bruno Mondadori, pagg. 267 euro 26), saggio di Anka Muhlstein, descrive con ricchezza di fonti i surreali giorni in cui Bonaparte occupò la città nell’autunno 1812. L’imperatore attende la richiesta di armistizio da Alessandro I che non arriverà mai. Mentre, per le strade messe a ferro e fuoco dai russi, ufficiali e soldati si riducono a una marmaglia abbrutita e razziatrice. A Napoleone non resta che una rovinosa ritirata verso Parigi con ciò che resta della Grande Armée: erano partiti in 665mila, lasciarono sul campo oltre 400mila morti e 100mila prigionieri.