Il cuore Toro non basta: graziata una Roma spenta

nostro inviato a Torino

Se è questo il passo della Roma seconda forza del campionato, tutti hanno diritto di sperare perché un posto in Champions, a questo punto, non si può negare a nessuno. Ieri pomeriggio Matteo Sereni ha dovuto compiere la sua prima parata al 33’ del secondo tempo su un colpo di testa di Mexes e altre cose non si sono viste. Eppure Perrotta e De Rossi, nel tunnel dopo il fischio finale, hanno assalito il mediocre Rocchi per reclamare un rigore commesso da Dellafiore su Vucinic che in pochissimi avevano notato e resta molto vago anche dopo diverse moviole. Segno di un nervosismo che nasce dalla convinzione giallorossa di aver gettato un’altra occasione per avanzare in classifica, con la Juventus che ora è a un solo punto.
Partite come questa mettono seri interrogativi anche sulla favola del più bel gioco del campionato, e qui l’assenza di Totti proprio non centra. Due piccoli fantasisti che lavorano alle spalle di Vucinic e l’irritante Mancini largo, non hanno concretizzato nulla. Tiri in porta zero, con siparietti tipo Mancini che s’accentra e tira debolmente da venti metri ignorando Giuly solo alla sua destra che lo manda bellamente a quel paese. Azione nata da un contropiede successivo al grande rischio corso da Doni al 17’ del secondo tempo: la traversa di Bjelanovic che il portiere riesce a deviare impercettibilmente.
Il Torino non ha fatto grandi cose, ma ha fatto la partita e probabilmente meritava anche di vincerla con un risultato ampio. Al 27’ del primo tempo il campione del mondo Barone ha calciato col suo piede preferito, il sinistro, e ha mandato fuori un pallone profumato di gloria. I torinisti hanno giudicato quell’azione partita da un tacco di Di Michele e continuata da Lanna sulla sinistra per l’accorrente Barone, la più bella azione del Toro nel Duemila. Dopo cinque minuti della ripresa Bjelanovic, a meno di mezzo metro dalla riga di porta, è riuscito nel difficile compito di alzare oltre la traversa un diagonale di Di Michele. Altre, numerose e clamorose le occasioni del Toro, ma quella al 39’ del primo tempo è stata giudicata la più incredibile da quando esiste il gioco del football, fatto che assieme al precedente episodio di Barone, fa di questa mediocre partita, una partita impagabile. Palla in area, mischia, Zanetti riesce a crossare, Doni tagliato fuori, porta spalancata con due uomini granata soli e tutti e due pronti a calciare, ma Di Michele e Rosina si buttano sul pallone contemporaneamente, riescono a ostacolarsi e a far scoppiare una risata isterica all’intero stadio quando la palla, colpita da Di Michele, colpisce il palo esterno alla sinistra di Doni.
Veramente un episodio da non credere, Di Michele e Rosina a terra a pelle di leone, uno dei due ha tradito, ma l’altro ha fatto peggio. Rosina ieri è stato un piccolo disastro, il Toro deve probabilmente liberarsi da questo equivoco, Novellino lo ha schierato a destra con libertà di accentrarsi, ma non ne ha indovinata una, lo stesso presidente Cairo ha dovuto convenire che l’unica fantasia espressa dal suo giocatore è uscita al momento del rinnovo del contratto che gli consente di guidare una fiammante Aston Martin. Ma ieri il suo salvataggio difensivo su Di Michele è costato due punti pieni al Toro che vaga in piena zona retrocessione.