«Il cuore va aiutato anche con la dieta»

da Milano

«Fa piacere sapere che c'è stato un calo nei ricoveri per infarto acuto al miocardio, è un dato significativo ma non dobbiamo focalizzarci solo sul fumo: è uno dei fattori di rischio ma neppure il più importante che rimane sempre l'alimentazione». Con queste parole Raffaele Bugiardini, titolare della cattedra di cardiologia all'università di Bologna, commenta risultati resi noti dal ministero della Salute sui benefici ottenuti con l'applicazione della legge antifumo che, tra gli altri, ha portato a una diminuzione del 7 per cento dei ricoveri per questa patologia nei primi due mesi del 2005.
Fatto salvo il fatto che gli ingressi in unità coronarica hanno una stagionalità che vede il maggior picco nei mesi autunnali, in particolare in ottobre e novembre, «il calo del 7 per cento è un risultato significativo a livello nazionale, dovuto con probabilità al miglioramento generale della prevenzione - commenta Bugiardini - di cui però non ci siamo resi conto in corsia: il fatto di registrare alcuni ricoveri in meno in due mesi può essere del tutto casuale».
Certo è che, dati scientifici alla mano, in unità coronarica si registra già da alcuni anni un trend che vede la maggior parte dei ricoveri dovuti ad angina instabile e ad infarti non di tipo transmurale, i più gravi a favore di infarti più superficiali. «Dati epidemiologici raccolti negli Stati Uniti evidenziano poi che questo trend favorevole interessa solo gli uomini e non le donne - aggiunge il cattedratico - solo un terzo del gentil sesso oltreoceano prende farmaci preventivi delle malattie cardiovascolari». È l'altra metà del cielo a correre maggiori rischi, «anche se abbiamo sempre pensato - conclude Bugiardini - che fosse la più protetta».